L’ultraprovincialismo: Como


Ancora una volta quel grosso paesone di confine con la bigotta svizzera, torna a far parlare (male) di se assurgendo agli onori della cronaca nazionale per un altro scriteriato colpo di genio della sua (cattiva) amministrazione di destra.

Difatti dopo il recentissimo episodio in cui una pattuglia di vigili urbani “robocop” ha ferito quasi a morte un ragazzo cingalese di 18 anni che non si era fermato all’alt della polizia locale in borghese perché non aveva la patente ma solo il foglio rosa e che, inseguito, estratto dall’auto a armi spianate e messo contro un muro pistola alla nuca, il ragazzo è stato colpito da un colpo esploso a bruciapelo che gli ha trapassato il cranio; dunque dopo questo esaltante episodio degli Special Larian Cops comunali, è di oggi la notizia del record di multe degli stessi vigili tramite il vigliacco sistema delle foto a tradimento.

Si chiama “photored” ed è il semaforo intelligente che non perdona chi passa col rosso: a Como, in appena 8 giorni tre apparecchi hanno multato 896 automobilisti. Un record: le apparecchiature automatiche, dallo scorso lunedì a ieri, hanno scattato foto a ben tre incroci cittadini.

Sembra che questo fantastico aggeggio non sia segnalato come vuole la legge ed è da molti giudicato come l’ennesima trovata dell’amministrazione comasca di destra per dimostrare il pugno di ferro in una città bigotta, provinciale e falso-perbenista.

Una cittadina (Cinisello Balsamo, Busto Arsizio e Gallarate le sono superiori pur non fregiandosi del pomposo titolo di “provincia”) ultra conservatrice dove alle ultime elezioni la coalizione ex fascista ha fatto il record nazionale con una percentuale del 62%.

I suoi abitanti schivi, freddi, falso moralisti, che si auto definiscono persone con un eccessivo attaccamento alle proprie tradizioni, anche religiose, fra incubi e paure di coloro i quali sono considerati “altri”.
Non c’è da meravigliarsi che con questo potenziale umano, Como ed il suo splendido lago siano anni luce da una ricettività turistica che si possa minimamente definire tale, vicina neanche un pò all’organizzazione del cugino lago di Garda.

La tradizionale poca apertura mentale di queste genti, rinchiuse fra la triste svizzera (della quale i comaschi hanno preso unicamente le negatività) e le montagne e valli lombarde, ne ha plasmato negativamente il carattere rinchiudendone dentro di se paure, miti e tradizioni, scacciando modernità e cultura, ma accogliendo edonismo, egoismo ed ignoranza.

La sub-cultura anti italiana, gli pseudo temi leghisti della secessione, il riconoscimento dell’esteromania strisciante sono il risultato dell’involuzione dei “lariani” negli ultimi 20 anni.

Una città ed un territorio che non è mai stato pronto all’apertura verso terzi, ma anzi ha fatto propria un’involuzione collettiva voluta dai leghismi e dai berlusconismi, gli stessi che hanno portato il colpo a bruciapelo al cranio dello sventurato straniero ed alle telecamere a tradimento per turisti.

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