Il bluff del mito di Che Guevara

Un guerrigliero spietato, un burattino nelle mani di Castro Parla l’esule cubano Jacobo Machover, autore di una biografia critica

Che montatura sul ‘Che’

Feroce con i suoi stessi uomini, è sempre stato sottomesso a Fidel. Il quale, dopo la sua morte, fu abilissimo a costruire il mito del comunista buono»
Da Parigi Daniele Zappalà
«Ho scritto per fare i conti con un’illusione che io stesso ho coltivato da giovane. Ma pure per un dovere di memoria e verità verso le vittime del Che, noto ancor oggi a Cuba anche come «il macellaio della Cabaña», dal nome del carcere in cui fece fucilare almeno 180 persone in 6 mesi. Molti conoscono la verità, ma quasi nessuno vuole guardarla in faccia». Per Jacobo Machover, uno degli intellettuali più noti della diaspora cubana in Europa, l’immagine eroica e «romantica» che tanti continuano a tramandare di Ernesto Guevara è il frutto di un’abile montatura inizialmente orchestrata dal regime dell’Avana. Machover è giunto a questa conclusione dopo aver conversato con alcuni dei compagni di ventura del Che ancor oggi in vita e sulla base di una lettura analitica di tutti gli scritti consultabili del guerrigliero. La face cachée du Che («Il volto nascosto del Che»), appena pubblicato in Francia da Buchet Chastel, sta già sollevando Oltralpe un vivo dibattito. Di Machover, docente di studi iberici all’Università di Avignone, è attualmente in uscita in Italia, per i tipi di Ipermedium, Cuba. Totalitarismo tropicale.
Lei sostiene che Guevara fu una figura subordinata, contrariamente all’immagine di ribelle spesso divulgata. Perché?
«Fin dall’inizio, fu un comandante della rivoluzione cubana agli ordini di un capo supremo, Fidel Castro. Ed è stato soprattutto quest’ultimo a costruire nel tempo l’immagine ribelle del Che. Del compagno di battaglia capace di condurre azioni autonome. Ma in realtà l’unica azione autonoma possibile era il sacrificio per Fidel. Guevara lo rivela ad esempio nei suoi taccuini personali scritti in Congo, quando sottolinea di non aver osato chiedere ai propri uomini il sacrificio supremo e di dover espiare per questo la propria colpa nei confronti di Castro».
Si può parlare comunque di una reciproca influenza fra i due uomini?
«No, il Che non influì mai su Castro. Credo solo che Castro abbia sviluppato col tempo un senso di colpa nei confr onti di Guevara, o quanto meno l’impressione di averlo inviato al martirio».


Come risponde a chi la accusa di un ritratto «selettivo» di Guevara al solo scopo di provocare?
«Ho cercato di considerare tutti gli aspetti del personaggio, da quelli per così dire buoni fino ai più spietati. E ho cercato di chiarire soprattutto alcune fasi della sua vita che mostrano il carattere in fondo ordinario e fragile di questa persona che ha certamente subìto un’evoluzione. In Bolivia, poco prima di essere giustiziato, Guevara ad esempio non fucilava più i suoi stessi uomini, come fece a Cuba. In Congo, invece, aveva impiegato punizioni molto dure».
Qual è il periodo nella vita di Guevara che resta meno noto?
«È quello compreso fra il 1959 e il 1965, il periodo in cui si trovò al potere a Cuba. Non è stato molto analizzato innanzitutto per via delle esecuzioni che il Che ordinò personalmente al carcere della Cabaña, ma anche per il ruolo imbarazzante come direttore della Banca nazionale. Fu un autentico disastro. Si tratta della fase direi più sinistra, perché il Che esercitò il proprio potere in modo implacabile su un popolo che gli era straniero». Che uomo era, invece, quello giunto in Bolivia per combattere e qui scomparso nel 1967?
«Assomigliava a un avventuriero perduto, non più capace di fare un bilancio del proprio percorso. Per me, si tratta del lato positivo, più umano, del personaggio. È in Bolivia che si rese conto del proprio fallimento e in una certa misura di essere stato raggirato».
Com’è nato il mito del Che?
«Castro comprese molto presto quanto poteva ottenere dall’immagine del Che. Lui era morto il 9 ottobre e già qualche giorno più tardi la veglia funebre orchestrata dall’Avana fu un capolavoro di astuzia sul registro dell’emozione. Castro raccontò fra l’altro che il Che non si era arreso ai militari boliviani, il che non era vero».
Il mito ha però scavalcato di gran lunga le frontiere cubane. Com’è stato possibile?
«Grazie a una catena di falsificazio ni. La stessa foto del Che divenuta celebre è totalmente ritoccata, costruita eliminando i personaggi e il contesto circostanti. L’operazione, nel suo complesso, ricorda tanti altri falsi eroi creati dai regimi di stampo staliniano».
Guevara resta soprattutto un simbolo del rivoluzionario. Come giudica questa fama?
«Sul piano ideologico, Guevara aveva idee abbastanza confuse. Non aderì mai pienamente alla dottrina marxista-leninista e prese in prestito certi concetti senza però maneggiarli agevolmente. Negli ultimi scritti, cercò egli stesso di contribuire al proprio mito per la posterità».
Che bilancio complessivo darebbe del personaggio?
«È possibile definirlo come un ruolo secondario in un grande film storico. Ma di questo ruolo secondario si è fatto un simbolo, anzi quasi un feticcio, che giova ancora a tanti. Non solo a Castro, ma anche a molti altri che cercano di giustificare i propri ideali. Una giustificazione anche per dire che non ci si è sbagliati del tutto e che accanto a Stalin ci furono comunque figure integre».
Una specie di nostalgia?
«Credo di sì. Vi è inoltre l’aspetto del sogno visionario. Certi giovani, dopo aver letto le mie opere, mi accusano di voler distruggere i loro sogni. Ma per noi cubani, per tutti quelli che hanno conosciuto la prigione, per tutti i bambini cubani ancor oggi costretti ogni giorno a recitare a comando il nome del Che, più che di un sogno, si tratta di un incubo».

9 pensieri su “Il bluff del mito di Che Guevara”

  1. Complimenti! hai commentato senza manco leggere l’articolo! ti solleticava solo il fatto che c’èra scritto qualcosa contro il tuo assassino preferito e che a te giustamente non ti andava bene.

    Mi piace

  2. non lo so perchè Machover, parli così ma la storia dle mito forse è un pò diversa perchè ernesto Guevara veniva chiamato che prima della rivoluzione cubana, lui era il mito non Fidel( che poi lui, o chi per lui lo abbia utilizzato per propaganda è un altro fatto). Il fatto che vive ancora oggi , vuol dire che il che è più forte di qualunque calunia. In quanto all’ idee, non credo sia confusinario anzi a spiegato a tutti lo sbaglio dell’URSS , e del socialismo reale, il che è un grande uomo di libertà e rivoluzione

    Mi piace

  3. è facile gettare fango su un mito, semplicemente per il fatto che a parlare bene nn ci si fa carriera, visto che ne hanno parlato bene ormai tanti da più di 40anni…… Certa gente dovrebbe lavarsi la bocca prima di parlare del CHE, specie quando si sta seduti dietro una scrivania, e al solo pensiero di intraprendere un viaggio come quello di Ernesto Guevara e Alberto Granado ci se la fa nei pantaloni…..VERGOGNA

    Mi piace

  4. era ora che qualcuno desse voce a tutto questo e smascherasse finalmente il falso mito dei comunisti!il vostro bel CHE altro non era che un carnefice nevrotico e malato…….il vostro prob.e che non sapete accetare la verita ….auguri a tutti voi comunisti

    Mi piace

  5. Premetto che sono di destra, tuttavia devo ammettere che il mito del Che aveva affascinato anche il sottoscritto. Nonostante tutto l’ho sempre considerato un grande personaggio e uno dei pochi “dell’altra sponda” degno di stima e rispetto. Ma dopo aver appreso determinate informazioni che screditano un po’ il suo mito (le fonti e le testimonianze sono di varia provenienza), mi vedo costretto a ridimensionarmi e trarre delle conclusioni. Ritengo che la verità stia sempre a metà: il nostro Che non è un eroe e nemmeno un delinquente, il nostro Che non è impavido e nemmeno un cagasotto, non è un saggio e nemmeno un coglione, non è uno stratega e nemmeno uno stolto, non è un benefattore e nemmeno un assassino…..insomma, è una persona qualunque che si è trovata per fatalità (spazio/tempo) a vivere in prima persona un’impresa epica (più grande di lui), dove era inevitable che ogni “figurante” avrebbe scritto la storia e sarebbe stato ricordato nel tempo. Io credo che siano gli eventi e gli accadimenti a creare gli “eroi/personaggi della storia” e non il contrario. Immagino Che Guevara in un contesto utopistico di benessere sociale, probabilmente avrebbe fatto il rappresentante della Folletto.

    Mi piace

  6. QUELLA DI CHE GUEVARA E’ UNA DELLE PIU’ GROSSE BUGIE INVENTATE DAI COMMUNISTI PER ATTRARRE I GIOVANI
    CHE GUEVARA E’ STATO UN FEROCE ASSASSINO E LA COSA PIU’ INCREDIBILE ERA ANCHE UN TERRIBILE OMOFOBO, CHE HA TRUCIDATO CENTINAIA DI OMOSESSUALI IN QUANTO VIZIO DELLA DECADENZA CAPITALISTA
    LA FALSITA’ STORICA E’ UN CLASSICO DEL COMMUNISMO…..FORTUNATAMENTE QUALCUNO ANNI DOPO SI PENTE E SI RIMANGIA TUTTO….COME FIDEL DUE SETTIMANE FA’….AVETE LETTO???
    SE LEGGETE SOLO LA REPUBBLICA IL FATTO E IL CORRIERE TEMO CHE LA NOTIZIA SIA PASSATA IN 40° PAGINA PICCOLA PICCOLA

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...