TENTAZIONI LIBERAL-CLERICALI

Dopo molti decenni in cui sembrava essere oramai un principio acquisito la laicità dello Stato torna ad essere materia di scontro politico. Troppi, infatti, sono stati i recenti episodi per pensare che l’odierno riaprirsi di antiche lacerazioni sia casuale e non frutto di una deliberata strategia. L’affermazione di Benedetto XVI che in taluni casi la libertà religiosa «pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo» risponde ad una visione del rapporto tra Chiesa e potere politico che echeggia l’ottocentesco anatema contro il Liberalismo. Le liberal-democrazie occidentali, le società «aperte» che siamo stati educati a considerare come condizione e luogo privilegiato per il progressivo sviluppo delle libertà, non sono un bene da costruire e preservare, ma il «subdolo» strumento con cui viene conculcata la libertà religiosa. Il divario tra Chiesa Cattolica e modernità non potrebbe essere affermato in maniera più netta.

La preoccupazione della Chiesa dinanzi alla progressiva secolarizzazione che nelle società occidentali ha accompagnato lo sviluppo economico e il progressivo diffondersi di istruzione e benessere è legittima, ed è auspicabile che nessuno ponga in dubbio il suo pieno diritto ad esprimersi non solo su questioni strettamente di fede, ma anche su quelle politiche di governo che maggiormente possono incidere sulle più generali condizioni della società. Del pari, è però necessario ribadire anche che non è compito dello Stato «salvare» l’uomo, e che quanto la Chiesa condanna come relativismo è in realtà la trasposizione sul piano etico di un fondamentale principio della cultura liberale: la tolleranza.
Se nei confronti delle recenti pronunce della Chiesa occorre perciò limitarsi a riaffermare i principi costitutivi del liberalismo politico, senza indulgere in tentazioni illiberali o cadere nell’anticlericalismo, nei confronti delle iniziative politiche prese da Storace, o da Cesa e Casini, occorre prendere posizioni di attivo contrasto. Più che dalle parole di Benedetto XVI, il rischio di un risorgere della «questione cattolica» è alimentato proprio da concrete iniziative quali, ad esempio, quelle tese a limitare l’applicazione della legge 194, o ad aumentare i contributi alle scuole private a decremento della scuola pubblica, o ad esentare dall’Ici proprietà ecclesiastiche destinate a fini commerciali.
La responsabilità dell’Udc nel risorgere di una pericolosa, e storicamente superata, frattura tra laici e cattolici sono particolarmente gravi. L’attacco alla 194 è stato condotto con la richiesta di una indagine parlamentare in prima persona dal suo segretario on. Cesa, e avallato dall’on. Casini, e cioè dal suo più autorevole esponente. Né vale che il Presidente della Camera si trinceri dietro l’affermazione che la sua approvazione si configurava come un atto dovuto: giustificazione valida se Cesa non fosse stato nominato segretario per volontà di Casini e se allo stesso non facesse riferimento per ogni decisione politica, e se Casini non avesse abbandonato il gruppo misto per tornare a guidare il partito da lui fondato. Purtroppo, la realtà è che l’Udc ha deciso di far divenire il rapporto Stato-Chiesa argomento di campagna elettorale, rischiando di sacrificare a dubbi motivi di propria convenienza partitica il bene della pace religiosa, abbandonando così la saggezza pragmatica della vecchia Dc ben più «laica» dei suoi epigoni.
Questa decisione dell’Udc mi appare grave per almeno tre ragioni. In primo luogo essa snatura il ruolo tradizionalmente svolto in Italia dai partiti di ispirazione cattolica, allineandosi alle posizioni di An e dimenticando così la lezione della Dc degasperiana che si era spinta sino a rifiutare il suggerimento di oltre-Tevere di dar vita a Roma ad un’alleanza amministrativa con il Msi. Dopo aver votato le leggi-vergogna, una strumentale legge elettorale, ed un pericoloso progetto di riforma costituzionale, rifiutato persino da Andreotti, Casini sta insomma rinnegando le sue stesse origini. In secondo luogo, anziché moderare le tendenze integraliste presenti nella Curia vaticana e nella Cei (altro ruolo più volte assolto dalla vecchia Dc), venuta meno la segreteria di Follini il partito di Casini contribuisce ad esaltarle trascinando il Vaticano nella battaglia politica e riaprendo così la «questione cattolica». Infine, la Udc indebolisce il funzionamento bipolare del sistema, che richiede un bipolarismo «mite»: un confronto, cioè, anche acceso sulle politiche di governo, ma un accordo tra i poli su regole e questioni fondamentali. Riaprendo lo scontro tra laici e cattolici l’Udc contribuisce alla ripresa del più tradizionale anticlericalismo di cui già si vedono le tracce nella posizione di alcune componenti del centro-sinistra.
Il centro-sinistra deve invece rifiutare la radicalizzazione in atto. Non deve, ad esempio, indulgere alle richieste di denuncia unilaterale del Concordato, ma pretendere piuttosto una sua corretta implementazione. L’attuale ripartizione dell’8 per mille, ad esempio, o l’esenzione dall’Ici di proprietà ecclesiastiche non destinate ad uso di culto, o l’inserimento in ruolo senza concorso degli insegnanti di religione e l’apertura dei consultori a volontari del Movimento per la vita, o infine l’attribuzione di crescenti contributi alla scuola privata, sono tutte misure non previste dalle norme concordatarie o in violazione della Costituzione, norma fondamentale cui i Patti lateranensi e le loro modifiche non possono derogare.
Quanti vogliono evitare che il nostro travagliato sistema politico, oltre all’attuale mancata reciproca legittimazione tra maggioranza e opposizione, conosca anche il male del riapparire di antiche divisioni devono operare per una ferma difesa della laicità dello Stato, ma anche per una corretta definizione di tale laicità che non deve opporre al revanchismo dell’integralismo cattolico un analogo e speculare revanchismo anticlericale. Mi sia consentito, a conclusione di questo intervento, annunciare che sto dando vita ad una «Alleanza laica» tra quanti nei vari partiti e formazioni politiche e nella società civile condividono questo indirizzo. Si tratterà di un movimento politico-culturale trasversale, senza nessuna intenzione di partecipazione alle competizioni elettorali ma inteso a mantenere viva nelle varie forze politiche la difesa della laicità dello Stato. Aggiungo che in talune di queste mi sembra ve ne sia un vivo bisogno.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...