Veltroni, ecco i trucchi dell’imbonitore finto giovane

Si comincia a dire che Veltroni è come Berlusconi.

In realtà è per certi aspetti peggio. Molto peggio. Veltroni sta superando l’odiato maestro, perché sta cambiando la politica italiana, riducendola in farsa. Uno spettacolo per il popolino, che naturalmente gradisce, essendo la vecchia politica qualcosa di indigeribile.
Vediamolo all’opera questo neo-imbonitore di sinistra, e vediamo se questo cambiamento è davvero una conquista, o se invece segnerà un ulteriore scadimento della situazione.

Come ministro dei Beni Culturali, il buon Veltroni ci ha regalato il cinema a prezzi ridotti il mercoledì. Non si ricordano altre mirabili riforme, che so, di rilancio del turismo o di tutela e salvaguardia del patrimonio.
Come segretario Ds, credo sia ricordato con orrore da tutti i militanti (almeno questa è la voce corrente): un leader evanescente, sostituito in fretta perché stava liquefacendo il partito.

Poi, re di Roma. Sono anni che la grancassa della propaganda asserisce che Veltroni è stato il miglior sindaco di Roma. E qualcuno osa sbilanciarsi estendendo il primato a livello planetario. Una cantilena preconfezionata, e mai supportata da argomenti, che gira già dai primi mesi dopo il suo esordio.
Eppure Roma non è cambiata di una virgola nel passaggio dalla giunta Rutelli alla nuova amministrazione. Stessi problemi, stesse caratteristiche, stessi cantieri, stessi progetti. Più o meno. Non si può certo dire altrettanto di Rutelli, che invece la città l’ha trasformata sul serio. Si potrebbe fare un lungo elenco di novità corpose e tangibilissime, ma non è “er piacione” il tema in questione. Emblematica, però, è la vicenda della Stazione Termini, che riassume benissimo la differenza tra un sindaco del fare e un sindaco dell’apparire. Rutelli ha avviato, eseguito e completato un grande progetto di riqualificazione del sito, che è diventato un moderno e vivo centro commerciale, oltre che un punto di snodo più efficiente tra il trasporto nazionale e quello urbano. Veltroni si è limitato ad attrarsi le simpatie delle gerarchie vaticane e dei cattolici intitolandola a papa Wojtila. Qui passa la differenza tra i due, tra chi si rimbocca le maniche e chi resta fermo ma incassa furbescamente.

D’altronde, allo stesso modo Veltroni si è impadronito del PD.
Fermo, seduto a guardare, ha sempre parlato di un partito all’americana senza alzare mai un dito per costruirlo. La fatica l’hanno fatta gli altri (e che fatica!), e lui riscatta la rendita. L’emblema in questo caso è il povero Fassino, che ha portato la croce fino a ieri, ed oggi finisce in panchina, e conta come il due di picche.

Dunque, Veltroni abile parassita. Che scrive romanzi, si diletta di cinema, si finge missionario africano, e segue attentissimo la politica, pronto a muoversi da animale furbo ed esperto. Questo Veltroni piace alla gente, perché piace il sorriso, piace l’affabilità, piace il linguaggio, piacciono le illusioni delle speranze infondate e delle facili propagande.
In un mondo in cui tutto è apparenza e niente è sostanza, Veltroni è tutto.

Scavando scavando nella coltre fumogena, però, un po’ di sostanza deve venire fuori. Eccola, infatti: guai a dirlo, ma Veltroni è stato comunista. Segetario nazionale dei Giovani Comunisti, la FGCI, quadro e poi dirigente del PCI, Walter quando era ancora giovane marciava con la kefiah al collo e il pugno chiuso. Come tutti e più di tutti, anche se oggi chi osa scriverlo o dirlo in tv, viene fulminato dalle sue saette.
Eppure “mai stato comunista” dice lui. Sembra Berlusconi che dice “mai pagato i giudici”.
Per smacchiare e camuffare l’onta, Veltroni ti fa l’americano. Cita Kennedy, Clinton, Obama. Li scimmiotta pure, con stomachevole sfacciataggine. E vuole trasformare la politica italiana nella stessa kermesse circense della politica d’oltreoceano. Lo sa Veltroni che in America vota solo la metà dell’elettorato, perché l’altra metà è schifata da quel tipo di politica, o non si riconosce nei due soli contenitori? Lo sa che le primarie americane, più ancora delle presidenziali, sono una grande macchina spettacolare, uno showbusiness più che un confronto politico? Certo che lo sa, ma è quello che vuole. E’ ciò che più si attaglia ad uno che non sa governare e si trova a suo agio solo nella frivolezza ludica. Ancora una volta come Berlusconi, d’altronde. Magari peggio, dal momento che, diplomatosi alla scuola di cinema (e basta), forse non ha mai introiettato una realtà più vera della fiction.

Veniamo al PD. A questo nuovo insulso contenitore di uomini e donne (altra definizione sarebbe impropria) di cui si è incoronato capo, grazie ai 3.500.000 di voti concordati a tavolino con i suoi amici. Gli italiani si sono scomodati per una domenica, felici di essere presi per i fondelli, hanno votato due o tre volte ciascuno (con o senza documento), hanno votato anche i bambini, anche il clandestino ambulante che si è preso una pausa, e comunque la cifra finale era lì ad aspettare. Veltroni stravince, e questa giostra ridicola delle primarie fatte in casa diventa uno standard dotato di valenza paraistituzionale. Appena un assaggio di quello che la politica diventerà presto: populismo e demagogia senza regole.

Nella cabina di regia veltroniana, figurano subito le migliori teste d’uovo della politica internazionale: Lella Costa, Antonello Venditti, Liliana Cavani, Stefano Bartezzaghi, Angela Finocchiaro (l’attrice comica), il jazzista Paolo Fresu, lo scrittore Paolo Fois, gli architetti di grido padre e figlio Cini Boeri. Fino al mago Goffredo Bettini, lui sì un politico di stazza, che ha lanciato la brillante idea di far scrivere il programma del PD ai cittadini, mediante una consulenza permanente e non meglio precisata, di cui si può immaginare l’inizio ma non l’esito finale.
Morale della favola, alla fine Veltroni si è scelto un vice. Uno che difficilmente può impensierire chicchessia, perché limitato e limitante. Però uno giovane, un faccino fresco, uno che può piacere alle mamme e, nell’accoppiata, svecchiare l’età non proprio florida del leader.

Un pensiero su “Veltroni, ecco i trucchi dell’imbonitore finto giovane”

  1. Quando si parla di di tematiche del lavoro nei programmi elettorali, forse questa notizia può interessare…

    Grazie dell’attenzione

    Su Il Sardegna del 5/3/08 (E-Polis) in prima sotto il titolo occhiello destro e a pag. 29.

    Link : http://www.ins.sm

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