Marco Travaglio: l’ometto della Provvidenza

L’ometto della Provvidenza
di Marco Travaglio

Il problema è serissimo, anche se tutti lo prendono sottogamba: cosa disse
esattamente la buonanima di don Giussani a proposito del Cavaliere che
scendeva in campo? Secondo il Cavaliere medesimo, che però – tanto per
cambiare – è l’interessato, disse «uomo della Provvidenza». Esattamente come
disse il cardinal Gasparri di Mussolini dopo i Patti Lateranensi. Purtroppo
però fioccano le smentite. Impossibile avere la versione di Giussani, morto
nel 2005.

E fu proprio pochi minuti dopo la notizia che era spirato che Silvio
Berlusconi si ricordò all’improvviso la presunta frase: «Mi ripeteva sempre
di considerarmi l’uomo della Provvidenza per l’Italia». Più che una frase,
un ritornello: appena lo vedeva, con capelli o senza, con bandana o senza,
il sant’uomo esclamava: «Tel chi l’om de la Pruvidensa!».

La circostanza è tornata alla memoria all’ex premier il 25 agosto, al
Meeting di Rimini. Il tempo di mostrare la prodigiosa ricrescita pilifera
sul retro della capa, con un gesto degno di Celentano in «Juppi-Du», poi ha
concesso il bis: «Don Giussani mi disse: “Il destino ti ha fatto diventare l’uomo
della Provvidenza”. Ebbe una parte importante nella mia decisione di
scendere in campo. Da allora cercai di averlo sempre vicino: mi diede un
aiuto importante nella scelta di lasciare tutto ciò che mi piaceva per
dedicarmi a qualcosa di completamente diverso come la difesa della libertà».


Lasciati tutti i suoi averi ai poveri come San Francesco, salvo 20 miliardi
di euro, 3 tv, 80 giornali e una decina di ville per l’immediata
sopravvivenza, l’ometto della Provvidenza si buttò in politica con slancio
missionario, con don Gius «sempre vicino»: specie mentre depenalizzava i
bilanci falsi e condonava abusi edilizi ed evasioni fiscali. Ovazioni della
platea, adusa a credere a tutto, perfino che Andreotti è innocente,
Buttiglione è un filosofo e Farina è un giornalista.

Purtroppo, la commovente ricostruzione non convince nemmeno il fondatore
della Compagnia delle Opere Giancarlo Cesana, che ha invitato il Cavaliere a
scherzare coi fanti e lasciar stare i santi: «Giussani non è un volantino di
Forza Italia. Non partecipai al colloquio fra i due, ma a me don Giussani
non ha mai detto che Berlusconi fosse l’uomo della Provvidenza». Non
bastasse, ci si mette pure don Gianni Budget Bozzo: «Per Giussani Silvio era
l’uomo giusto, ma non l’ho mai sentito parlare di Provvidenza».

Parola di uno che due anni fa attribuì l’invenzione di Forza Italia all’incolpevole
Spirito Santo, rischiando una querela dalla Santissima Trinità. Ma non è
finita. Antonio Socci, ciellino in sonno, ironizza su Libero: «Uomo della
Provvidenza? Casomai don Gius avrebbe definito Berlusconi “uomo della
previdenza”: il suo primo governo cadde proprio sulle pensioni». Tagliato
fuori, come sempre, da tutto, si fa sentire anche Formigoni, che il braccio
destro di Giussani, don Giacomo Tantardini, definì profeticamente 12 anni fa
«il politico più stupido del mondo». Prima ha detto qualcosa, poi l’ha
smentito, insomma non se l’è filato nessuno.

A questo punto, in soccorso dell’ometto della Provvidenza, è intervenuto il
Giornale di famiglia intervistando Marco Palmisano, molto vicino a Giussani
e a Berlusconi (fu tra i fondatori di FI): «Fui testimone °© rivela – dell’
incontro in cui Giussani definì Silvio uomo della Provvidenza, nel settembre
’93. Tra i due c’è sempre stato feeling: Berlusconi contattò don Gius negli
anni 70, chiedendo consulenze filosofiche e politiche». Poi preferì quelle
di Previti e Dell’Utri.

Per metter d’accordo le varie versioni dei fatti, non c’è che una
spiegazione: che don Giussani abbia effettivamente accostato Berlusconi a
qualcosa che finisce per «enza», e che i più entusiasti, soprattutto uno,
abbiano capito «Provvidenza».

Forse disse uomo dell’emittenza?

Della presidenza, o della prepotenza, o della deficienza?

O dell’intermittenza, vista la capacità di dire tutto e il suo contrario?

O della discendenza, vista la gran quantità di eredi?

O della residenza, vista la gran quantità di dimore sparse per l’orbe
terracqueo?

O della pestilenza, visti gli effetti delle sue tv sull’etica pubblica e
privata?

O della putrescenza, visto l’incipiente decadimento fisico che poi lo
costrinse a varie opere di restauro?

O l’uomo di cui si può stare senza?

Chissà. L’espressione più probabile è comunque riferita a una delle numerose
e sempre vantate zie suore: «l’uomo della zia Enza».

2 pensieri su “Marco Travaglio: l’ometto della Provvidenza”

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