La vittoria di Di Pietro: “Io decisivo, Veltroni mi rispetti”

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ROMA – “Se c’è un partito che ha vinto quello è l’Idv. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per ottenere la maggioranza e se non ce l’abbiamo in tasca non è colpa nostra”. Poi più avanti: “Il nostro è un risultato eccezionale”. E ancora: “Nel giro di pochi anni, dall’essere il brutto anatroccolo, siamo diventati un tassello fondamentale dell’area riformista per garantire l’alternativa e l’alternanza a Berlusconi”. Antonio Di Pietro non può che essere soddisfatto. I numeri della sua vittoria personale gli arrivano con la prima proiezione delle 15. L’Italia dei valori, dal 2,3% della Camera e dal 2,9 del Senato acquisiti nel 2006, schizza al 5,1 per cento. Col passare delle ore, a palazzo Madama, si attesta al 5. Nel suo quartier generale, in via di Santa Maria in Via a un passo da Montecitorio, l’entusiasmo è alle stelle. Leoluca Orlando, Massimo Donadi, Silvana Mura quasi stentano a credere ai risultati.

Il fondatore e leader non c’è. La vulgata ufficiale lo vuole a Curno, il paese del bergamasco dove risiede. Ma l’ex pm simbolo di Mani pulite a Repubblica svela dove si nasconde: “Sono a casa a Roma, coi miei figli. Da domani lavorerò “h 24” (nel linguaggio delle scorte significa per tutta la giornata, ndr), ma ora devo dedicare a loro la serata di gioia”. Poi la prima battuta che dà il mood della giornata: “D’adesso in avanti sarà difficile spegnerci”.

Un’ora dopo, quando la tv rende pubblico il primo risultato del Senato in Molise, un’incontenibile esplosione perché l’Idv si attesta al 26,2 e il Pd si ferma al 18,4. Un sorpasso frutto di maratone estenuanti nella sua terra. Subito dopo prevale la freddezza dell’analisi: “Avevo tre senatori, ne eleggo 17. Da 16 deputati ne porto a casa 29 o 30. Carta canta. In un anno e mezzo raddoppiare i voti alla Camera e triplicarli al Senato significa rappresentare una realtà che non può essere annessa, ma una componente fondante di un processo costituente”.


Parole di plauso, ma anche di rampogna per Veltroni: “Gli va dato il grande merito, in due mesi, di aver recuperato 20 punti di distacco e aver condotto il partito al 35 per cento. Gli italiani gli devono essere grati per aver ridotto la frammentazione politica pur privandosi di socialisti e sinistra. Riconosco la sua leadership, ma respingo l’annessione. In Parlamento l’Idv vuole mantenere la sua visibilità. Accetto il gruppo unico, ma si chiami Pd-Idv, condividendo le responsabilità e rispettando le performance di ciascuno”.

Annessione, confluenza, scioglimento. Nel Pd ovviamente. Sono queste le parole cui Di Pietro contrappone “la pari dignità”. Qui si scatena la polemica con Veltroni: “Deve riflettere sul perché, in 40 giorni di campagna elettorale, ha sofferto di una sostanziale dimenticanza. Non ha mai nominato il mio partito, salvo che non lo sollecitassero i giornalisti. Io invece, in ogni comizio, dichiarazione, intervista, ho sempre messo al primo posto l’alleanza, la convergenza nel programma e ho riconosciuto lui come candidato leader, quel ruolo che oggi gli riconosco come capo dell’opposizione”.

Sul futuro Di Pietro non ha dubbi: “Con Veltroni faremo una ferma opposizione per non lasciare il Paese nelle mani di Berlusconi, un capo di governo di cui diffidiamo e che non penserà a tutti gli italiani ma solo ad alcuni di essi”. Non è l’annuncio di una rivolta, ma di una strategia: “Rispettiamo il voto, loro hanno il dovere di governare ma noi di fermare derive populiste, illiberali, prevaricatorie”. Dunque, un ruolo che l’ex pm definisce “non di Giamburrasca, ma di opposizione costruttiva e non a prescindere, guardando legge per legge e contro qualsiasi inciucio”.

Del Cavaliere Di Pietro già disegna le iniziative: “M’immagino già quanti sfracelli voglia fare, ma non accetteremo limature alle sue leggi illiberali, ci opporremo in modo fermo in piazza e nelle istituzioni, utilizzando a fondo Internet”.

La rete è l’origine del suo successo. L’ex pm lo ammette e se ne vanta: “Il popolo del web lo ringrazio. Ci ha tenuto informati e noi lo abbiamo informato, senza mai nascondere nulla. A quel popolo promettiamo che non ci saranno accomodamenti con nessuno”. Inevitabile parlare di quanto abbia pesato Beppe Grillo. “Lui è l’espressione fisica della gente che vuole sapere e la rete lo ha permesso superando il sistema lottizzato della Rai. Ma da domani non succeda più come accade stasera che si parla della vittoria della Lega e non della nostra”.
Di Pietro ragiona sulle ragioni del suo successo. Ne elenca due: “La politica del fare nell’attività di governo e la coerenza nelle scelte etiche e di principio, nessun condannato in lista, no all’indulto, battaglia sul conflitto d’interessi e per una nuova legge sulle tv. L’Idv è stato e sarà il cane da guardia contro ogni deriva dittatoriale”.


(15 aprile 2008)

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