Travaglio vs Schifani

“Attacchi, ma non dicono se mento. E questo Pd non fa opposizione”

Quando esce dalla sala dei 500 del Lingotto, alla Fiera del Libro, dove ha ripetuto le sue affermazioni su Renato Schifani, parte qualche fischio dalla folla che aspetta di partecipare a un incontro con Magdi Cristiano Allam. Protesta perché Marco Travaglio non ha rispettato i tempi fissati per il suo dibattito. È vero, Travaglio?
“Non me ne sono nemmeno accorto. D’altra parte il nostro incontro è cominciato con un po’ di ritardo, così abbiamo recuperato qualche minuto. Tutto qui”.

Si aspettava le dure reazioni del mondo politico contro il suo intervento sul presidente del Senato, durante il programma televisivo “Che tempo che fa”?
“Mi limito a notare una cosa: nessuno dice che quanto ho affermato sia falso. Non soltanto è vero, ma è notorio che il presidente Schifani abbia intrattenuto fino agli anni Novanta dei rapporti con Nino Mandalà, il futuro boss di Villabate – comune sciolto due volte per collusioni mafiose – poi condannato in primo grado a otto anni per mafia. Negli Anni Ottanta Schifani, insieme a Enrico La Loggia, altro esponente forzista, era socio di Mandalà nella società di brokeraggio assicurativo Siculabrokers. Sono vicende che molti politici siciliani conoscono bene”.

Si sostiene che lei abbia lanciato le sue accuse senza che Schifani fosse presente per replicare. Mancava il contraddittorio, insomma. Che cosa risponde?
“Ho risposto a una domanda di Fabio Fazio su chi stabilisce la gerarchia delle notizie nei giornali. Ho risposto: i politici. In ogni caso ciò che ho detto su Schifani è stato scritto sia da me sia da Peter Gomez nel libro Se li conosci li eviti e, soprattutto, circa un anno fa, in maniera più particolareggiata, lo ha scritto Lirio Abbate, il cronista dell’Ansa celebrato per il suo coraggio e per il suo impegno antimafia dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, e che ora vive sotto scorta. Non risulta, però, che qualcuno lo abbia querelato. Quindi delle due l’una: o Abbate è un bugiardo, e perciò si abbia il coraggio di dirlo, oppure ha ragione. Insomma, ci sono dei fatti che si possono citare nei libri ma non in televisione. Allora dico che in tv non si può dire la verità. La televisione è in mano ai politici, alla casta”.
Salvo poche eccezioni, a cominciare da Antonio Di Pietro, dall’opposizione di centrosinistra non sono arrivati attestati di solidarietà nei suoi confronti? Come lo spiega?
“Non mi meraviglia. Mi sarei preoccupato del contrario, dato che oggi l’opposizione in Italia non si oppone. Se esistesse l’opposizione, mi avrebbe dato solidarietà”.


(12 maggio 2008)

NB: ma perchè non se la prendono anche con le migliaia di blogger che come me hanno dato queste notizie ben prima di Travaglio??

5 pensieri su “Travaglio vs Schifani”

  1. Ho sempre sostenuto il diritto di qualsiasi cittadino, di rivolgersi ad ogni sede appropriata ogni qual volta si sente diffamato.
    Pertanto è giusto e doveroso che qualsiasi cittadino possa chiedere e ottenere il diritto di replica.

    “Il diritto di replica, vale per Schifani come per molti altri cittadini e movimenti spesso diffamati senza poter replicare.”

    Detto ciò, allego la dichiarazione “Libera RAI, libera informazione” dal Blog di Beppe Grillo, opinione che condivido, perchè Grillo appare libero da condizionamenti, da ingessature linguistiche, da calcoli di potere.
    Con i suoi “sberleffi” dice quello che molti pensano, ma che non hanno la possibilità, il coraggio, e anche gli adeguati mezzi espressivi di dire.
    L’iniziativa di abolire il canone rai troverà un seguito di straordinaria partecipazione : nè di destra nè di sinistra del centro o dell’antipolitica: perchè oggi l’informazione del servizio pubblico pagata da noi, e piena di telefonate di politici e dei grandi interessi che trasformano il giornalismo televisivo in “camerieri” portavoci dei poteri forti.
    C’è bisogno di una televisione credibile, autonoma, pluralista, che viva di luce propria.

    DAL BLOG:

    A luglio consegnerò le firme per i referendum, ma prima lancerò un referendum operativo. Un referendum operativo si differenzia da quello legislativo perchè è di immediata esecuzione.
    Il cittadino fa da sé.
    Proporrò la disdetta del canone alla RAI con le istruzioni, i partecipanti, i risultati in tempo reale.

    La RAI se la paghino i politici, l’informazione televisiva è roba loro, i Riotta, i Mazza e i Saccà sono roba loro, il consiglio di amministrazione è roba loro, la pubblicità è roba loro.
    Petruccioli in Confalonieri è roba loro.
    Per far chiudere questa RAI non è necessario cambiare le leggi, è sufficiente non pagare più il pizzo.

    Un solo canale, senza pubblicità, senza interferenze politiche, al servizio dell’informazione e dei cittadini. Un canale pubblico con un direttore come Marco Travaglio, per fare un esempio.
    Un canale di cultura, inchiesta.
    Questo è quello che vorrei, non culi, tette, calcio e politici in prima, seconda e terza serata.
    Il controllo dell’informazione ha cambiato il Paese in peggio, una libera informazione può darci un nuovo Rinascimento.

    Considerazioni finali:

    La legge che istituisce il cosiddetto canone Rai, il Regio decreto-legge 2 febbraio 1938 n. 246, fu emanata dal Governo di Benito Mussolini per finanziare la macchina propagandistica del regime. All’epoca il televisore era stato recentemente inventato, ma in Italia non si sarebbe diffuso fino agli anni ’50, quando iniziarono le prime regolari trasmissioni in VHF.
    Questa legge prevede ancora oggi il pagamento del canone a chiunque sia in possesso di apparecchi “atti o adattabili” alla ricezione delle radiotrasmissioni.

    A questo critico la programmazione: dal mese di Giugno a Settembre, ( loro sono al mare, in vacanza, chi non arriva a fine mese e rimane a casa) non trova un programma decente con un minimo di approfondimento, trasmettono film stagionati, esaltano la cultura del cibo: in italia c’è un preoccupante fenomeno dell’obesità giovanile, infine la variegata fiera di vacuità, presonaggi, chiacchiere volutamente senza spessore culturale, notizie addomesticate specialmente nei diversi TG.
    Salvo rarissime eccezioni ( Santoro, Ballarò, Report, Fazio) il resto è in-cultura, gossip, talk show, rotocalchi per illudere il pubblico sul come ottenere ricchezza e fama….
    C’è poi lo spreco di denaro pubblico: quanto ci costa questa “caricatura d’azienda”?

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  2. Travaglio e lo scandalo di Ettore Rapallo

    La verità trapelata dai media più informati è che Travaglio era al corrente della vicenda Ettore Rapallo. I dirigenti RAI hanno usato questo pretesto per non far uscire la verità su Rapallo, del quale Travaglio aveva seguito le tormentate vicende.

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