“Noi l’avevamo detto”: il patetico dietro front del partito democratico

Altro che ‘andiamo da soli’, ‘rompiamo con la sinistra’ e bla bla bla, che serva da monito agli amici laici, liberal repubblicani all’interno dell’accozzaglia cattocom: noi lo avevamo detto da tempo e questi sono i risultati, traetene buon consiglio per la prossima volta. Ciao!   Pasquale

Il dietro-front di Veltroni

“Ora costruiamo un nuovo centrosinistra” di GIOVANNA CASADIO

Non è stata una semplice chiacchierata tra amici quella tra Walter Veltroni e Claudio Fava ieri al Loft, la sede del Pd. Tra il segretario dei Democratici e il neo coordinatore della Sinistra democratica si è parlato di alleanze e di dialogo per costruire “un nuovo centrosinistra”. Sono state gettate le basi di un’intesa politica, è stato deciso anche un “patto di consultazione”. La novità ha eccitato gli animi sia nella Sinistra, ormai extraparlamentare – Nichi Vendola si è subito detto contrario – che tra gli stessi piddì. Per il partito riformista che ha fatto della vocazione maggioritaria la propria bandiera, è arrivato il momento del cambio di passo?

Veltroni parla piuttosto di “una nuova fase di lavoro”. Ci si muove nella prospettiva delle alleanze, una volta consolidato il baricentro riformista, cioè il Pd. Fava al termine dell’incontro commenta: è “la fine dell’autosufficienza proclamata e declamata” dai Democratici.  Mentre a chi chiede al segretario del Pd se quell’epoca è davvero finita, la risposta è una battuta già fatta nelle settimane scorse, quando sembrava fosse proprio questo lo spartiacque tra la linea di Veltroni e quella di D’Alema: “L’ipotesi dell’autosufficienza è una cosa da cretini”.

Il Partito democratico avrà una strategia delle alleanze che, nel ragionamento del segretario, non è in contraddizione con il percorso fin qui seguito. Una tela tutta da tessere, sia pure. “Questa nuova fase è possibile proprio perché partiamo da un partito riformista che si è attestato quasi al 34%, un risultato che è in sé un successo, e perciò si predispone a costruire le condizioni di un centrosinistra su base programmatica”, è stata la riflessione di Veltroni.
Il terreno certo è minato, il Pd lo sa. Dal Loft ci tengono soprattutto a precisare di essere lontani mille miglia dalla raffazzonata accozzaglia dell’Unione e del suo programma tenuto insieme dal filo degli omissis. Il Pd guarda alla Sinistra, o meglio a quelle forze della sinistra che siano disposte ad accettare la sfida di governo. “La Sinistra dovrebbe riflettere a fondo sulle ragioni della propria sconfitta, che sono state anche quelle di non sapere far propria la scommessa per governare. Ci si augura nasca una nuova sinistra, ovviamente restano poi le posizioni incompatibili”, ha detto il segretario.

Ma sull’altro versante, nel progetto di alleanze, per Veltroni c’è l’Udc. Attenti però, a rispettarne “l’orgogliosa autonomia” e non fare l’errore di confondere il partito di Casini con l’Udeur di Mastella. Con l’Italia dei valori si tratta di consolidare il rapporto, anche se tra Veltroni e Di Pietro è ancora gelo. Insomma, un processo, una costruzione lenta che ha un approdo preciso per il leader Pd: “Non l’autosufficienza, non il bipartitismo bensì un nuovo bipolarismo fatto di alleanze programmatiche”.

Il “messaggino alla sinistra” che Pierluigi Bersani nell’ultimo “parlamentino” del Pd aveva invitato a mandare è stato recapitato. All’orizzonte ci sono le amministrative del 2009, su cui ci si è confrontati in una vivace assemblea dei Democratici in Emilia Romagna qualche giorno fa. In questo contesto si inserisce “la nuova fase”. Inviti e incontri previsti nei prossimi giorni, rivolti anche agli altri esponenti della Sinistra. Il “no” secco del leader di Rifondazione, Vendola suscita polemiche.

La riflessione di Veltroni è: in fase pre-congressuale non ci si poteva aspettare una reazione diversa. Non può certo il “governatore” della Puglia appiattirsi su posizioni di alleanza con il Partito democratico. E comunque, via al patto di consultazione con Sd (e le altre forze della sinistra che ci stanno) per fare emergere in Parlamento temi e proposte che tengano conto del punto di vista dei partiti non rappresentati. Altro tema affrontato, la modifica della legge elettorale per le europee. “Non è davvero una priorità”, ha insistito Fava bocciando l’ipotesi di alzare la soglia di sbarramento. Non lo è, ha convenuto Veltroni, che è favorevole a una soglia del 3% e che tuttavia anche su questo tema ritiene buona regola appunto la consultazione.

 

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