Ancora feccia umana massacraticre di orsi

Orso annegato in Trentino
era stato narcotizzato

Il piccolo orso dovrebbe essere uno dei nipotini di Jurka, l’orsa burrascosa che si trova rinchiusa nel recinto e mamma di Bruno di Jj3, i due plantigradi che sono stati uccisi in Austria e in Svizzera
di Andrea Selva

TRENTO. Dovevano solo addormentarla per infilarle il radiocollare e tenerla sotto controllo, ma quando l’orsa – sorpresa mentre saccheggiava i cassonetti dei rifiuti di un albergo – ha sentito la freccia narcotizzante entrarle nel fianco è fuggita verso il lago di Molveno dove è morta annegata. I forestali l’hanno trovata un quarto d’ora dopo, vicino alla riva, seguendo gli impulsi radio inviati dal proiettile soporifero. Probabilmente è caduta nell’acqua da una ripida scarpata quando l’anestesia ha cominciato a fare effetto.

L’incidente – così lo hanno definito i forestali – si è verificato l’altra notte attorno alle 2, quando è scattato un piano d’emergenza, autorizzato dal ministero dell’ambiente, nel tentativo di tenere una coppia di orsi trentini lontani dai centri abitati. L’orsa annegata è un giovane esemplare, due anni di vita e novanta chili di peso, forse la figlia di Jurka, l’orsa irrequieta importata dalla Slovenia che l’anno scorso è finita in gabbia dopo una lunga serie di scorribande. Una famiglia sfortunata, famosa per l’apparizione invernale sulle piste da sci di Madonna di Campiglio: il fratello Bruno è stato ucciso a fucilate in Baviera (ora è imbalsamato nel museo di scienze naturali di Monaco), l’altro fratello l’hanno abbattuto nei mesi scorsi in Svizzera dopo aver razziato pollai e ovini dell’Engadina.

La notizia si è diffusa in mattinata ed è stata confermata dal presidente Lorenzo Dellai in una conferenza stampa. Gli hanno chiesto se era in lutto e ha risposto – pur dispiaciuto – che la parola lutto è più adatta per le tragedie sul lavoro che non per un’orsa morta. E’ toccato al dirigente del servizio foreste Romano Masè spiegare l’incidente incredibile, che ha colpito duramente anche la squadra di forestali, protagonisti involontari della vicenda più grave da quando è partito il progetto di reintroduzione dell’orso bruno: «Sono cose che possono capitare nell’ambito di operazioni come questa. Abbiamo agito nell’ambito dei protocolli per assicurare la sicurezza ai cittadini: ai miei uomini non posso rimproverare nulla, anzi la nostra professionalità nella gestione del progetto orso è riconosciuta a livello internazionale».

Il ministero dell’ambiente aveva dato il via libera per mettere il radiocollare a due orsi, protagonisti questa primavera di scorribande in due zone diverse del Trentino: a Molveno (dove ieri l’orsa è morta) e in val Rendena dove il tentativo di cattura è tuttora in corso. In realtà l’altra sera a Molveno i forestali – affiancati da un veterinario, come previsto dal regolamento – si sono trovati di fronte a due esemplari. Il secondo è riuscito a fuggire e potrebbe continuare ad aggirarsi vicino ai centri abitati.

Che ne sarà ora dell’orsa abbattuta? Il primo passo è quello di effettuare una serie di analisi genetiche per avere certezze sulla sua identità, quindi il corpo dovrebbe essere congelato e tenuto a disposizione dei forestali per ragioni scientifiche. Intanto la popolazione di orsi trentini – con la perdita di un’unità, per di più femmina – si attesta sui venti, venticinque esemplari. «Ma abbiamo due nuove cucciolate» ha detto Masè.

(13 giugno 2008)

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