“Caro Silvio”, “Caro Totò”

“Caro Silvio”, “Caro Totò”

http://www.antoniodipietro.com/2008/…caro_toto.html


Riporto un brano tratto da “Mani Sporche”, libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo “Caro Silvio”, “Caro Totò” (pag.471).
“A proposito di fonti romane, esistono almeno due telefonate intercettate tra Cuffaro e il premier Berlusconi. La prima è del novembre 2003, all’indomani degli arresti di Aiello e dei due marescialli. Il capo del governo sembra molto informato delle divisioni che lacerano la Procura di Palermo riguardo alla posizione di Cuffaro: da un lato c’è il pm Paci, che ha dato il via all’inchiesta su Guttadauro & C., convinto che vada contestato al governatore, come ai suoi principali coimputati, il concorso esterno in associazione mafiosa; dall’altro ci sono i vertici della Procura (Grasso e Pignatone) e i pm che seguono l’inchiesta Aiello, che vogliono archiviare il concorso esterno per Cuffaro, lasciandogli solo il favoreggiamento alla mafia e la rivelazione di segreti. Lo scontro fra le due anime dell’Antimafia esploderà in pubblico nei primi mesi del 2004, ma già il 12 novembre 2003 Berlusconi chiama Totò per comunicargli di aver avuto notizia sugli orientamenti che stanno emergendo in Procura sul suo conto:
Berlusconi: Stai sereno, perché guarda che io ne ho passate di tutti i colori con la famiglia… guarda soltanto stamattina come sono illustrato in una vignetta in prima pagina sull’Unità.
Cuffaro: Con quello che ha scritto l’Unità su di te e su di me c’è da farne un’enciclopedia.
Berlusconi: Comunque tu stai sereno, perché ho notizie buone come tu avrai.. dall’interno dell’ufficio che si sta interessando di queste cose, per cui ho notizie buone, c’è un orientamento positivo da parte del…
Cuffaro: Ma spero che si rendano conto che io non c’entro niente, insomma.
Berlusconi: Ma si, appunto. Noi ti appoggiamo come un sol uomo, senza nessuna possibilità…
Cuffaro: Ti assicuro che la tua telefonata è una cosa importante, per l’affetto che mi hai dimostrato…
Berlusconi: Io se c’è bisogno prendo l’aereo, vengo giù a Palermo, faccio di tutto… Comunque non succederà assolutamente niente.

Due mesi dopo Silvio e Totò si risentono. Sono le 191 del 10 gennaio 2004: anche stavolta i due interlocutori sanno molto più di quel che dovrebbero. Il premier rassicura il governatore sugli esiti dell’inchiesta e lo informa che il ministro degli interno, Beppe Pisanu, gli ha detto che è tutto “sotto controllo”. Il presidente della Regione sa che qualche magistrato “fa le bizze” sul suo conto, ma confida che tutto andrà per il meglio.
Berlusconi: Si, sono io, presidente: come stai?
Cuffaro: Benissimo.
Berlusconi: Le cose come vanno?
Cuffaro: Benissimo, benissimo. Mah, io credo bene, al di là delle cose che scrivono i giornali.
Berlusconi: Io ho saputo qui…la ragione perché ti telefono… il ministro dell’Interno…
Cuffaro: Si?
Berlusconi: … mi ha parlato e mi ha detto che tutta la.. è tutto sotto controllo… sotto controllo.
Cuffaro: Va bene.
Berlusconi: Si.
Cuffaro: Ma io sono tranquillo, avendo la coscienza a posto. E’ solo…bisogna solo aspettare.
Berlusconi: Lo so, ma non basta, non basta.
Cuffaro: Ci sono giornali che fanno un poco di schifo e qualche magistrato che fa un poco di bizze.
Berlusconi: Io oggi ho appena finito di leggere l’Unità in cui uno psichiatra dice che sono il diavolo.
Cuffaro: Eh eh.
Berlusconi: Capisci, bisogna dimostrare che io sono il diavolo!
Cuffaro: Ma figurati! Per tutti noi sai che cosa sei. Quindi sai che ti vogliamo bene, io ogni mattina nella mia preghiera quotidiana… Perché a Palazzo D’Orleans da me ogni mattina alle otto e un questo faccio la messa…
Berlusconi: Ah, bene.
Cuffaro: E ti giuro, non te l’ho mai detto, ma il mio primo pensiero è per il lavoro che fai e per ricordarti quanto ti voglio bene.
Berlusconi: Grazie.
Cuffaro: Conta sempre su di me, io lavoro sempre, lavoro anche perché ci sia serenità anche dentro l’Udc, quindi stai tranquillo…
Berlusconi: Benissimo, grazie mille. Sai che sei contraccambiato totalmente.
Cuffaro: Lo so, lo so…

Cuffaro, dunque, sebbene indagato per concorso esterno, rivelazione di segreti, favoreggiamento mafioso e corruzione, nel gennaio 2004 si dice tranquillo e sembra perfettamente al corrente delle due linee che si fronteggiano fra i magistrati: qualcuno fa ancora le bizze, ma bisogna solo aspettare. Per capire che cosa Cuffaro stia aspettando basta attendere gli sviluppi dell’inchiesta che, di li a pochi mesi, gli daranno ragione. Infatti il pm Paci che insiste per chiudere il suo rinvio a giudizio anche per concorso esterno in associazione mafiosa verrà messo in minoranza. E alla fine il governatore risponderà solo di favoreggiamento alla mafia. Le due scottanti bobine, trasmesse dai Carabinieri alla Procura, non saranno depositate negli atti alla chiusura dell’inchiesta Cuffaro. Rimarranno blindate nel fascicolo madre, quello numero 2358/99 per concorso esterno in associazione mafiosa, destinato all’archiviazione. Né Berlusconi ne Pisanu verranno interrogati sul merito di quelle telefonate, nè verranno disposte indagini approfondite per saperne di più. Eppure l’accenno di Berlusconi al ministro dell’Interno potrebbe contenere elementi utili a far luce sulla “fonte romana” e “istituzionale”, ipotizzata dalla stessa Procura, che avrebbe informato Cuffaro delle intercettazioni su Guttadauro nel 2001 e su Aiello nel 2003. Se davvero Berlusconi, il Viminale e Cuffaro conoscessero notizie ancora coperte dal più vigoroso segreto investigativo, si configurerebbe un reato di rivelazione di segreto anche a carico di chi quella fuga di notizia ha commesso. Tantopiù che uno dei personaggi in questione, Berlusconi, è stato indagato per concorso esterno e riciclaggio proprio a Palermo: la sua posizione è stata archiviata per decorrenza dei termini di indagine, ma il fascicolo può essere riaperto in qualunque momento all’emergere di qualche fatto nuovo. I pm titolari del fascicolo Berlusconi, però, verranno a sapere di quelle telefonate soltanto dai giornali, alla fine del 2005, quando Grasso, poco prima di trasferirsi a Roma come nuovo procuratore nazionale antimafia, chiederà ai gip che i nastri vengano distrutti.”

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