Articolo di “The Guardian” sul caimano italiano

The Guardian, 24.6.08 La democrazia é in pericolo quando un premier – egli stesso coinvolto in un processo per corruzione – inizia una guerra contro la magistratura
[articolo originale  qui]

Il celebre saggio del XVIII secolo del filosofo illuminista italiano Cesare Beccaria, “Dei Delitti e delle Pene“, che ha posto le fondamenta del moderno pensiero su detenzione, tortura e pena di morte, inizia con lo sviluppare la nozione che le sentenze di incarcerazione dovrebbero servire a stimolare l’integrazione sociale dei criminali, piú che considerare la punizione come una sorta di mera vendetta sociale.

Il governo Berlusconi, che é salito al potere due mesi fa sulla scia di un’ondata di panico pompata dai media su una presunta impennata dei tassi di criminalitá, sta al momento srotolando legislazioni che inaspriranno le sentenze per un certo numero di reati minori e assicureranno che l’accesso dei detenuti a programmi di servizio sociale come alternativa al tempo di detenzione sia drasticamente ristretto. Gli immigrati in Italia – e quelli irregolari in particolare – sconteranno la pena di questi provvedimenti, nonostante la stragrande maggioranza dei criminali nel paese sia costituita da cittadini italiani.  

Berlusconi, per quanto i media stranieri possano dilettarsi nel descrivere le sue stramberie, non é soltanto un giullare permanentemente abbronzato con l’ossessione dei trapianti di capelli e della chirurgia plastica ed un debole per le barzellette di cattivo gusto su tedeschi, donne, omosessuali e sua moglie. L’ex-cantante di crociera ha dimostrato quanto sia pericoloso per la democrazia nei suoi precedenti 5 anni al potere, quando ha portato avanti cambi nella legislatura per evitare i processi o per bloccare investigazioni nei suoi oscuri interessi, consolidato il suo impero mediatico, esercitato controllo assoluto sulla televisione pubblica, lanciato attacchi alla magistratura, incoraggiato i servizi segreti a spiare e raccogliere dati su decine di migliaia di presunti giornalisti, imprenditori e intellettuali di sinistra, e presidiato un summit del G8 nel 2001 dove, secondo Amnesty International, le autoritá italiane hanno violato i diritti umani dei dimostranti su vasta scala.

Questa volta, gli alleati di Berlusconi nel parlamento hanno giá intavolato proposte per bloccare un decreto dell’UE che trasformerebbe una delle stazioni TV terrestri del premier in un canale su satellite. La settimana scorsa, i suoi avvocati/parlamentari hanno inserito un nuovo, all’apparenza contraddittorio emendamento nel “pacchetto sicurezza”, un insieme di regole che induriranno la legislazione riguardo immigrazione e asilo, peresguiranno i reati minori e sguinzaglieranno l’esercito nelle maggiori cittá. L’emendamento “blocca-processi”, com’é conosciuto adesso, bloccherá tutti i processi in corso per reati che prevedono una pena massima di 10 anni di carcere e che sono stati commessi prima del 30 Giugno 2002 – una data apparentemente arbitraria, che per coincidenza assicurerá che il piú recente processo per corruzione di Berlusconi – che coinvolge David Mills, marito adesso alienato di Tessa Jowell – si blocchi.

In un summit tenuto venerdí scorso a Bruxelles, un insolitamente cupo Berlusconi ha sfogato la sua rabbia contro i magistrati che, a suo dire, vogliono “sovvertire la democrazia”. Il premier italiano ha promesso che avrebbe “denunciato le iniziative di giudici e pm che si sono infiltrati nel sistema giudiziario [e] vogliono sovvertire il voto”. I sondaggi mostrano che gli italiani, che sono stati soggetti ad un’intensa campagna dei media lunga 14 anni apta a provare che i magistrati “rossi” hanno un risentimento personale contro Berlusconi, appoggiano le proposte del governo per restringere l’indipendenza della magistratura. La “opposizione fantasma” italiana, come the Economist ha recentemente ribattezzato il Partito Democratico (vedi nostro precedente post, ndr), ha a malapena segnalato che potrebbero votare un’altra proposta di legge per garantire l’immunitá ai presidenti della Repubblica, del Consiglio, del Senato e della Camera se l’emendamento “blocca-processi” fosse ritirato.

Il marchese di Beccaria faceva sagacemente notare che “la piú grande felicitá della collettivitá é il fondamento della morale e della legislazione” (frase che in veritá é di Jeremy Bentham ma ripresa dalle tesi di Beccaria, ndr). Nell’Italia di Silvio Berlusconi, la piú grande felicitá di un particolare individuo sembra essere modellare la morale e la legislazione – sovvertendo la democrazia in uno stato membro fondatore dell’Unione Europea.

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