GNOCCA-GATE – “LA TELEFONATA DI … (nome del ministro) È QUELLA PIÙ FORTE. ROBA DA PAURA, UNO SCANDALO: C’È LEI CHE SPIEGHEREBBE A UN’ALTRA COME TRATTARE IL PREMIER… (UNA PRATICA CLINTONIANA)”…


Fabrizio d’Esposito per “Il Riformista”Sono il Santo Graal della Terza Repubblica. Tutti le cercano ma non le trovano. È il Codice da Silvio, che intriga molto, ma molto di più del blocca-processi e del lodo Alfano, testi aridi e noiosi. Ieri Dagospia ha annunciato che usciranno entro una settimana. E in quel momento, giura, si scatenerà l’Apocalisse. Testuale. Non a caso le redazioni dei quotidiani italiani sono in ansia da giorni e i loro direttori tentano di capire che cosa fare. Qualcuno le tiene chiuse in un cassetto, un altro le vorrebbe ma non ce l’ha, un altro ancora si augura che vengano censurate, come nel caso di Stefano Menichini di ‘Europa’.

Il più diretto, invece, è stato Vittorio Feltri di Libero: «Il vero guaio di Silvio è la gnocca». Insomma, a tenere banco tra gossip e realtà, parafrasando Ligabue, sono le presunte intercettazioni hard del Cavaliere su ministre, veline e attricette. Ossia i brogliacci telefonici usciti dall’inchiesta di Napoli sul duopolio collusivo Rai-Mediaset, quella su Saccà tanto per intenderci, e classificati come «non penalmente rilevanti». E tutto ciò fornirebbe inoltre una chiave di lettura ben precisa all’annuncio fatto ieri dal premier: «Sulle intercettazioni probabilmente ci sono i termini di necessità e urgenza per procedere con urgenza al decreto legge».

Sabato scorso il Riformista ha riferito che la telefonata più piccante riguarderebbe un’ex soubrette poi diventata ministro. Il giorno dopo, sollecitata in merito dal Corriere della Sera, Giorgia Meloni di An, titolare delle Politiche per i giovani, se l’è cavata così: «Io? Io proprio no. Le sembro una con il fisico da showgirl?». Dunque la Meloni non è. Chi resta? I nomi sono quelli lì e ieri poi un autorevole testimone de oculo, che sostiene cioè di aver letto qualche brano del prezioso Codice da Silvio, ha confidato a qualcuno che le ministre sarebbero addirittura due. In pratica, in una telefonata a un amico il premier farebbe una comparazione tra le qualità delle due donne. Solo voci? Pura fantasia? Fatto sta che in Transatlantico, ma anche altrove, non si parla d’altro.

Prima scena, ieri a Montecitorio. Fuori nel cortile non si respira per il caldo. Interlocutore maschio: «La telefonata di … (segue nome e cognome del ministro) è quella più forte. Roba da paura. Uno scandalo. C’è lei che spiegherebbe a un’altra come trattare il premier… (segue descrizione di una pratica già causa in un altro paese occidentale di impeachment)».

Altro capannello, altra telefonata: «Il Cavaliere teme che esca una conversazione in cui riferirebbe a un altro le sue difficoltà… (segue specificazione del campo in oggetto) e di come li avrebbe risolti grazie a un farmaco sperimentale». Le due voci riportate sono poi indicative dei partiti che si stanno formando sul contenuto delle intercettazioni (sempre se ci sono) e sulle relative interpretazioni.

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