L’IDV il partito del futuro

Attivismo instancabile. Mobilitazione di piazza. Abile uso di internet. Manifesti in tutta Italia. Così Di Pietro punta a diventare l’alfiere dell’opposizione. E riuscire anche a conquistare i delusi di Lega e An

È stato il miglior raccolto della mia vita…, scherza l’uomo sulla trebbiatrice che sta mietendo il campo della politica italiana. Domenica 29 giugno si è fatto fotografare a bordo di un trattore, cappellino e magliettina gialla di una cooperativa di preti salesiani di Vasto, mentre lavorava il pezzo di terra ereditato dal padre nella sua Montenero di Bisaccia. Il trattore è il suo oggetto di culto, al punto che gli amici una volta glielo hanno fatto trovare di cioccolato, disegnato sulla torta il giorno del suo compleanno.

Ma la vera messe Antonio Di Pietro aspetta di raccoglierla nei prossimi mesi. Il legalità day per protestare contro le nuove leggi ad personam di martedì 8 luglio è solo l’inizio. In arrivo c’è una massiccia campagna di manifesti e affissioni che a Italia dei Valori costerà la bellezza di 400 mila euro, con un messaggio double-face. A nord del Po il manifesto strepita: ‘Il federalismo di Berlusconi: 300 milioni di euro per l’Alitalia, 500 per i finanziamenti a Roma, 500 per la spazzatura a Napoli. Il conto lo paga il Nord!’. Nelle regioni meridionali lo slogan si articola diversamente: ‘Il governo Berlusconi toglie l’Ici e scippa 1.850 milioni di euro stanziati per le strade di Calabria e Sicilia. Paga il Sud!’. Unico punto in comune, in Campania e in Lombardia, il disegno con una gallina depredata delle sue uova, inventata dallo stesso studio grafico che ha creato l’ormai mitico indiano schiaffato sui manifesti come testimonial della campagna elettorale della Lega. Un marchio di fabbrica. Per intercettare i primi delusi del governo Berlusconi, leghisti al Nord, elettori di An al Sud.

L’obiettivo su cui punta Tonino per la campagna d’autunno: “L’elettorato è scontento della Lega di governo. Ha chiesto lotta alla casta e lotta agli sprechi. Noi vogliamo rappresentarlo”, dice il leader che da sempre si divide tra la casa di Curno, nel bergamasco, e il ranch nel nativo Molise.

Per raggiungere lo scopo Di Pietro lavora come un pazzo. Niente vita mondana a Roma, solo qualche cena in trattoria con i parlamentari, l’immancabile sigaro toscano. Orari da contadino: sveglia alle quattro e mezzo del mattino nella casa di via Merulana, alle cinque compila personalmente la rassegna stampa, alle sette spara le prime cartucce in Rete e si affaccia nella nuova sede del partito in Santa Maria in Via, vicino Fontana di Trevi. Si aggira con sottobraccio pacchi di mail, la sua arma segreta. Li smista ai deputati e senatori, divisi per territorio, con l’ordine di ricontattarli uno a uno. Non è un hobby: nei primi sei mesi del 2008, giurano nel partito, 176 mila cittadini si sono fatti vivi sul sito per chiedere di aderire a Idv o di essere coinvolti in un’iniziativa dipietrista. Azioni rilanciate in tempo reale dal leader su YouTube, sotto una scritta che è tutto un programma: ‘Unica opposizione’. Quella sua, si intende. Anche l’epiteto “magnaccia”, affibbiato a Silvio Berlusconi, è tutto tranne che un’improvvisata.

“Do you know ‘comunicazione’?”, chiede sornione Tonino, che sa perfettamente come si buca lo schermo. Se n’è accorto perfino Beppe Grillo, che da quando l’ex pm imperversa nella blogosfera sembra aver abbandonato le ambizioni politiche. I due si scambiano lettere on line. Il comico aderisce alla manifestazione di piazza Navona, Di Pietro ricambia e andrà alla biciclettata del 25 luglio organizzata dai grillini a Roma per protestare contro i partiti. “Grillo è un canale di comunicazione”, lo definisce con rispetto l’uomo di Montenero, ormai punto di riferimento politico indiscusso dei Vaffa-people. Attirati, come l’elettorato della sinistra radicale, dalla sventagliata di referendum che Di Pietro sta mettendo in cantiere: si va dalle nuove leggi salva-Berlusconi all’eliminazione delle società partecipate negli enti locali, musica per le orecchie dell’antipolitica. Così, nonostante i dieci anni trascorsi in politica, nasce il nuovo Di Pietro: quello di Mani pulite, spiegano le ricerche in possesso del leader, è consegnato alla storia, ora c’è il Di Pietro politico tutto da costruire.

Un attivismo che sta seminando il panico nel Partito democratico, alleato in campagna elettorale, oggi sempre più ostile. I sondaggi danno Idv intorno a quota 10 per cento, tutto a danno del partito di Walter Veltroni che nelle previsioni più catastrofiche scende sotto il 25.

Antonio Di Pietro
E in vista della manifestazione di piazza Navona, il fossato tra base e vertice del Pd rischia di allargarsi: “Cari dirigenti, alle porcate del Caimano e dei suoi servi non si può rispondere che serve più politica. Se si votasse domani, voterei Idv, piangendo di delusione, io che ho cominciato da pioniera nel 1948 fino a oggi che ho 73 anni”, scrive Lara di Bologna, pubblicata in bella evidenza sulla posta de ‘l’Unità’ domenica 29 giugno. Nella pagina a fianco Furio Colombo, uno dei promotori della manifestazione, deputato del Pd e grande amico di Veltroni, quasi si emoziona per il coraggio fisico del nuovo eroe: “Accanto a me, alla Camera, noto la vitalità di Di Pietro. Attacca tenace, riprende da capo. Non molla neppure per un istante l’impegno della legalità. Si lancia ogni volta, come un pompiere da film, contro i sempre nuovi focolai accesi tra le istituzioni italiane dal piromane di Arcore…”. Epico.

Una bella rivincita per l’ex pm. A dispetto delle apparenze, il mondo dei girotondini non è mai stato il suo habitat naturale. C’era anche lui il 2 febbraio 2002 sul palco di piazza Navona quando Nanni Moretti emise la sua scomunica: “Con questi dirigenti non vinceremo mai!”. Terminata la sfuriata del regista, si affrettò a portare solidarietà a Massimo D’Alema, scuro in volto e intabarrato in un cappotto: “Dobbiamo fare qualcosa. Basta con questi Tafazzi della sinistra!”. Al raduno del Palavobis a Milano, due settimane dopo, non lo fecero neppure entrare: fece un comizio con un megafono, dal tettuccio del cancello. E anche alla manifestazione di San Giovanni convocata dalla coppia Moretti-Paolo Flores d’Arcais, Di Pietro fu tenuto alla larga dal microfono, come tutti gli altri capi-partito.

Il paradosso è che oggi Tonino diventa il leader dell’area della protesta proprio quando il movimento da lui fondato si sta strutturando come partito organizzato sul territorio, con leader e gruppi locali. “Un piccolo partito di massa”, lo definisce il deputato barese Pino Pisicchio, figlio d’arte di una dynasty democristiana, che sul suo attuale partito sta scrivendo un libro. “Di Pietro”, spiega, “è l’unico interfaccia di Berlusconi. Forza Italia e Idv sono i soli due partiti veramente nuovi della seconda Repubblica”. “Siamo la Lega dei Valori”, si spinge a dire Leoluca Orlando, ex dc come Pisicchio. Non sono casi isolati: i due terzi dei parlamentari hanno avuto un qualche passaggio nello scudocrociato. Una scuola da imitare, per Tonino.

Per l’incontro di piazza Navona ogni senatore e deputato ha l’incarico di portare un pullman di militanti, stile truppe mastellate. Il senatore laziale Stefano Pedica poi, ex dc anche lui, farà gli straordinari: trascinare 2 mila persone in piazza.

È il partito modello Di Pietro: un po’ lista civica, un po’ Lega, un po’ vecchia Dc, “moderato nel progetto politico, radicale nelle forme e nei modi”, sintetizza lui. Con un gruppo parlamentare blindato: finiti i tempi dei Carrara e dei De Gregorio, pronti a buttarsi alla corte del Cavaliere, la squadra di Montecitorio e di Palazzo Madama si riunisce con il capitano almeno una volta al giorno (“Non ho più una vita privata”, si lamenta un deputato), divisa per dipartimenti, affiancata da un ufficio legislativo per lavorare oltre che sui temi classici della giustizia anche su economia, ambiente, energia. Con un partito che resta a conduzione personale e familiare. Di Pietro gestisce tutto, sedi, risorse, finanziamenti, insieme a un pugno ristretto di amici, la tesoriera Silvana Mura e l’organizzatore Claudio Belotti: in questa legislatura Idv raccoglierà oltre 18 milioni di euro di rimborso elettorale che si vanno ad aggiungere ai 10 milioni della legislatura precedente. E con un lavoro di reclutamento sul territorio, pezzi di ceto politico che arrivano dal Pd e dalla galassia centrista, ma anche ragazzi che quando Di Pietro arrestava Mario Chiesa neppure erano nati o quasi: si riuniranno a metà mese a Bellaria, per discutere di precarietà e di libertà di informazione.

Una macchina pianificata per girare a pieno regime nei prossimi mesi, in vista delle sfide elettorali della primavera 2009: le elezioni amministrative della primavera e soprattutto le elezioni europee, il vero banco di prova. Per non perdere neppure un voto rispetto al 4,3 per cento ottenuto il 13 aprile. E conquistare nuovi terreni: gli elettori della sinistra radicale rimasti senza rappresentanza, gli astenuti, i delusi del centrodestra al governo, gli insofferenti del Pd. Troppi target per un partito solo, forse. Eppure Tonino è pronto ad accoglierli tutti: “Voglio recuperare chi è deluso e chi si è illuso. E se ce la farò non sarà merito mio, ma di una sola persona: Berlusconi”. Il trattore di Montenero è partito
Marco Damilano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...