LA CONFESSIONE DI UNA VITTIMA DEGLI ABUSI DELL’ENNESIMO PRETE PEDOFILO

Io e il prete PEDOFILO

Appuntamenti a casa, film porno e sesso orale. La prima volta di Gianluca è stata a 14 anni. Ora accusa il suo molestatore, don Ruggero Conti, ex garante delle politiche per la famiglia di Gianni Alemanno e testimonial della sua campagna elettorale a sindaco di Roma, arrestato per violenza sessuale aggravata e continuata su sette ragazzini

Perché, dimmi, sei caduto in questa trappola? Chissà quante volte te lo sei chiesto…
«Lui era una specie di secondo padre, mi dava consigli. Poi un giorno se ne è uscito così, e io non ho avuto la forza di reagire».

Perché, avevi paura?
«Anche. E mi sentivo in colpa, pensavo che fosse per la metà colpa mia. Infatti provavo una terribile vergogna».

Con quei suoi occhi scuri, dolcissimi, lucenti, il ragazzo ti guarda dritto a muso duro. I due piccoli fari, ombrati sotto la visiera di un berretto, si illuminano nell’istante in cui il pensiero sogna la rivalsa.
«Vedevo don Ruggero come un amico. Con tutti i ragazzi come me faceva l’amico, nonostante la differenza di età», racconta questo 22enne, barbuto e cicciottello, jeans da rapper calati in vita. Se ne sta seduto sullo schienale di una panchina, molleggiando gli avambracci. E’ necessario sollecitarlo per tentare di scavare nel profondo, per avere quell’immagine in grado di evocare il suo racconto. «Stare con lui era una confessione fuori dal confessionale – si sforza a spiegarti – don Ruggero era un prete che non sembrava un prete» Infatti non è un vero prete, che ne pensi? «E’ un figlio di puttana».

Gianluca, come chiameremo convenzionalmente il ragazzo, è nato a Roma nel 1986. Racconta che quando fu violentato dal suo parroco, don Ruggero Conti, originario di Legnano, classe 1953, la prima volta aveva 14 anni. Il sacerdote è stato arrestato un mese fa per violenza sessuale aggravata e continuata su sette ragazzini e se non fosse finito in carcere sarebbe partito per Sidney, come accompagnatore di alcuni minorenni alla Giornata mondiale della gioventù. Garante delle politiche per la famiglia di Gianni Alemanno, che lo aveva eletto a testimonial per la campagna elettorale, don Ruggero da un decennio amministrava in maniera apparentemente eccellente la sua parrocchia, Natività di Maria Santissima, nell’estrema periferia nord di Roma, grazie a un carisma personale straordinario e a una spigliata propensione al sociale che all’oratorio attirava frotte di preadolescenti, come api verso il miele.

Gianluca prima di quella sua prima volta sul divano, nella canonica, era un ragazzino agitato dalla sua timidezza, animato da una fede gioiosa nel cattolicesimo, che si svagava in parrocchia a praticare sport insieme ai coetanei mentre dal parroco, che gli impartiva lezioni private gratis, studiava con più zelo che a casa. Come quella prima volta ci sono stati almeno altri venti identici scabrosi appuntamenti silenziosi. Tutte le volte la stessa paralisi di fronte a quella torbida figura potente, lui terrorizzato e muto, piccolo schiavo incapace di ribellarsi a un padrone che si appropriava della sua carne. «Ti do una chicca – incalza Gianluca – Una volta lo ha fatto mentre eravamo in Trentino a un campo estivo. Io ero nella stanza insieme a suo nipote e tu pensa, mentre tutti dormivano…» Quella voce sorda, quel dolore strozzato ti fa annichilire, per un istante ti fa desiderare che taccia ma Gianluca è inesorabile nella sua catarsi. «Lui si è avvicinato mentre io stavo sdraiato su un letto a castello, sul letto più in alto e quindi… Prova a immaginare. Io sdraiato e lui in piedi. Ci arrivava benissimo».

Perché, Gianluca, dopo quella prima volta hai continuato a frequentare don Ruggero? Perché sei tornato nella tana del lupo? Che vantaggio avevi? «Adesso che ci penso, nessun vantaggio, a parte quella che credevo la sua amicizia. Mi sembrava fondamentale. E poi mi tormentavo per mia madre. Lei è molto credente, si fidava di don Ruggero. E infatti, quando ho tentato un allontanamento, lui telefonava a casa, le diceva: “Perché tuo figlio non viene in parrocchia?” E io tornavo da lui, affinché lei non sospettasse nulla. Finiva che almeno un paio di volte al mese andavo a casa del prete e se eravamo soli si ripeteva la stessa storia». L’inferno è andato avanti per un anno e mezzo. Divano… televisione… film porno… «La prima volta è stato così, a un certo punto ha incominciato ad accarezzarmi, ma solo le spalle e io ho pensato “Strano!! Ma non c’è niente di male”. Poi ha cambiato canale. Ha messo su un film a luci rosse su Sky. Io mi sono eccitato. Credo che abbia messo su quel film per questo scopo».

Gianluca non lo dice e non glielo si chiede. Ma da quanto emerge dal suo verbale e da quello degli altri testimoni che lo hanno denunciato don Ruggero Conti avrebbe praticato a quei ragazzini un rapporto orale, fino a che questi non raggiungevano l’orgasmo. Poi li avrebbe riaccompagnati a casa, come fece con Gianluca dopo quella prima volta. «Non ho mai affrontato con lui il discorso, né durante né dopo. Temevo una sua reazione violenta e che potesse svergognarmi in giro, far sapere a tutti cosa mi ero fatto fare. Non avevo saputo dire no. Avevo fatto una cosa sbagliata e lui conosceva questo mio segreto».
Ma potevi almeno evitare di vederlo quando eravate solo tu e lui, potevi evitare di andare a casa sua… «Ero un bambino e mi poteva rigirare come voleva. Ero rimasto sconvolto dal cambiamento di questa persona. Era una cosa normalissima andare a casa sua il pomeriggio, con gli altri ragazzi, a fare i compiti, a guardare la tivù. Non avrei potuto immaginare. Ma in quel momento, mentre mi succedeva per la prima volta il fatto ho pensato agli altri ragazzi come me, a quelli che mi avevano preceduto o che sarebbero caduti tra le sue mani in futuro. E subito si è aggiunto un altro tormento Ho iniziato a dubitare della mia eterosessualità» Ma tu non sei omosessuale, Gianluca! «Da che lo deduci?»

Gianluca è una vittima scovata da un brigadiere scrupoloso, che dopo aver raccolto, due anni fa, la denuncia di un altro sacerdote, è andato a ritroso a comporre un puzzle indecente. Don Claudio Bricchetto, all’epoca vice parroco, aveva detto al maresciallo, tra le altre cose, di aver sorpreso don Ruggero con le mani in mezzo alle gambe di un ragazzo che stava confessando. «Sono stati i carabinieri a cercarmi – racconta Gianluca – Ormai mi ero allontanato dalla parrocchia e ho raccontato loro la verità. Ho sempre desiderato denunciare don Ruggero, fargliela pagare. Mi ero ripromesso che lo avrei fatto al compimento della maggiore età ma poi ho ascoltato chi me lo sconsigliava. Perché io a un certo punto mi sono confidato, prima con un cugino, poi con mia madre». E lei? «Lei ha cercato di fare qualcosa con il vescovo, ma io non so se il vescovo non ha potuto, oppure non ha voluto, fare niente. Anzi, adesso penso che non abbia voluto». Monsignor Gino Reali, allora vescovo e ancora oggi vescovo della diocesi, si è detto «stupito e costernato» dall’arresto di don Ruggero. Secondo i carabinieri Reali, nel 2006, aveva ricevuto un’altra segnalazione imbarazzante sul conto del parroco oggi incriminato: senza clamore al sacerdote era ordinato di allontanarsi, dalla sua parrocchia, per un mese.
Cosa ha detto tuo padre, quando ha saputo? «Mio padre ha saputo dopo un anno che già avevo raccontato tutto a mia madre. L’avevo pregata di non dirgli niente, perché lo avrei fatto io, quando mi sarei sentito pronto e sono sicuro che lei mi ha rispettato. A dir la verità, quando ero piccolo, temevo che mio padre potesse fare una sciocchezza, temevo che potesse aggredirlo» Invece? «Invece è stato calmo, per fortuna, ma mi ha detto che se lo avesse saputo nel momento in cui mi stava succedendo sarebbe andato da lui e lo avrebbe ammazzato» Ma perché cercavi un padre in don Ruggero? Ti mancava tuo padre? «Mio padre è un buon padre, è un padre che lavora tutto il giorno per portare il pane a casa. Non si è mai occupato della mia educazione spirituale. Lo vedevo solo la sera. Stavo con mia madre, che è una casalinga Cioè… un rapporto madre-figlio è diverso. Invece don Ruggero…»
Don Ruggero lo aveva fatto uscire dalla timidezza. Don Ruggero nutriva il suo entusiasmo. Don Ruggero lo spingeva a giocare in gruppo. «Don Ruggero mi fa schifo – dice Gianluca – Non è odio, ma schifo. Perché se fosse in punto di morte, se fosse una questione di vita o di morte, ecco io lo salverei pure, perché un po’ di anima ce l’ho, quella che non ha avuto lui. Purtroppo solo adesso mi rendo conto che si tratta di una persona malata. Di un uomo che rappresenta la Chiesa, che non può andare con una donna e che allora va dai bambini incoscienti, dagli ingenui. Adesso sono cambiato nel carattere, adesso che sono anni che non metto piede in Chiesa perché questa Chiesa ha regole che non mi piacciono. Adesso che non mi importa dei preti, sapere chi sono o cosa pensano. E’ stata un’esperienza tosta, ti lascia l’idea che non puoi fidarti più di nessuno e per fortuna io ho avuto persone intorno che mi hanno sostenuto, che mi hanno capito. La famiglia, i miei amici, la mia ragazza. Tutti sanno, ora. E io adesso lo posso raccontare perché so che il torto è tutto dalla sua parte. Vorrei che così pensassero quelli che come me hanno subito ma che ancora tacciono. E’ per questo che ho rilasciato quest’intervista. Contro don Ruggero c’è la denuncia di un altro sacerdote e questo è un fatto fondamentale. Questo cambia tutto. Non è più solo la parola di noi ragazzi contro quella di un prete».

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