«I nazisti in fuga aiutati dai preti sudtirolesi»

Heiss sul libro di Steinacher: finalmente chiarito il ruolo di Chiesa e Croce Rossa
«Una ricerca scientifica fondata, approfondita, certificata da illustri storici di levatura internazionale». È il commento dello storico Hans Heiss su Nazisti in fuga, lo studio storico curato da Gerald Steinacher che ha messo in evidenza il ruolo dell’Alto Adige e della Croce Rossa nella fuga dei criminali di guerra verso il Sudamerica. Un libro che pone sotto accusa la Chiesa sudtirolese.
“Nazis auf der Flucht”. Nazisti in fuga, ovvero: come i criminali di guerra tedeschi scapparono Oltreoceano passando per l’Italia e, prima ancora, per l’Alto Adige. Tutti ma proprio tutti toccando Bolzano. A centinaia, migliaia.
Il libro è uscito in Germania, Austria e Svizzera solo da pochi giorni, ma già sono scoppiate le polemiche. Perché lo storico nord tirolese Gerald Steinacher – attualmente impegnato come archivista e ricercatore di storia contemporanea presso l’archivio storico della Provincia di Bolzano – ha ficcato il naso dove nessuno prima aveva potuto o desiderato. In particolare, durante vari soggiorni a Ginevra, si è dedicato a scandagliare da cima a fondo l’archivio della Croce rossa internazionale, aperto al pubblico solo nel 2001. Poi, nel 2006, al centro per gli studi sull’Olocausto di Washington, si è occupato della traduzione dall’italiano all’inglese dell’indice dell’archivio del Vaticano. Insomma, forse ha ficcato il naso dove non avrebbe dovuto, almeno secondo qualcuno. Sul web, infatti, sono già nati dei forum riguardo al suo libro. Particolarmente coinvolti quelli cattolici. Perché l’argomento scotta, assai.
«Proprio così», commenta lo storico altoatesino Hans Heiss, che ha incoraggiato la ricerca di Steinacher sin dagli esordi. «Non per nulla – prosegue Heiss – l’Alto Adige ha intervistato in esclusiva l’autore il giorno in cui il volume è uscito in libreria in provincia, mentre il maggiore quotidiano di lingua tedesca non ha scritto nemmeno una riga al riguardo. Nel cda della società editrice di quel quotidiano, infatti, siedono due ecclesiastici».
Saranno imbarazzati…
«Niente di più facile. Perché la Chiesa sudtirolese fece la sua parte nel garantire immunità ai criminali nazisti».
Vertici compresi, giusto?
«Non bisogna dimenticare che il vescovo di Bressanne Geisler aveva optato per la Germania, e pure il vicario era un tedesco nazionale».
Certo che adesso se ne sa di più, compresi i nomi e i cognomi di chi aiutò chi. E poi, c’è la storia del secondo battesimo.
«Ha colpito anche me, non ne avevo mai letto da nessuna parte, ma Steinacher si è documentato bene, presso gli archivi della Croce Rossa e del Vaticano, e il suo lavoro è stato vagliato da sei dei più eminenti storici europei, che grazie al volume gli hanno concesso l’abilitazione all’insegnamento universitario. Comunque, la prassi di ribattezzare era in voga non solo in Alto Adige, ma pure a Roma. Nonostante i nazisti fossero stati fortemente anticlericali, nel dopoguerra li si considerava pecorelle smarrite, da riportare nel gregge».
Avevano peccato, ma se si confessavano e rientravano nella Chiesa cattolica erano ben accetti. Perché?
«Paura del bolscevismo. Perché, certo, avevano peccato, si erano macchiati di crimini aberranti, ma erano “dei nostri”. Ribattezzarli e fornire loro una nuova identità significava purificarli».
In Alto Adige un libro del genere può ancora dare fastidio?
«Alla storiografia no. Sono ormai quasi vent’anni, dalla famosa mostra sulle Opzioni del 1989, che la storia sudtirolese non è più solo quella degli Opfer, ossia le vittime, ma anche quella dei Täter, ossia di chi agì, se non da carnefice, almeno dalla parte dei carnefici. L’aiuto ai criminali di guerra nazisti, come dimostra Steinacher nel volume, fu sistematico, continuo, voluto da tanti. Ed era ora che qualcuno ne raccontasse con dovizia di particolari».
Lo studio sulla fuga dei nazisti, oltre che importante perché sposta il baricentro sull’altra faccia della medaglia, scandaglia anche un periodo storico poco conosciuto.
«Sì, esistono molti studi sul periodo precedente, ma dell’immediato dopoguerra si è parlato davvero pochissimo. Eppure l’Alto Adige fu punto nevralgico di un movimento di massa che incise sulle sorti del mondo. Capace che nello stesso albergo alloggiassero ebrei diretti in Palestina ed ex comandanti del lager in cui erano stati rinchiusi…».

Un pensiero su “«I nazisti in fuga aiutati dai preti sudtirolesi»”

  1. Beh,nulla di nuovo:sono cose di cui si parla da sempre.Te lo ricordi “Dossier Odessa” di Forsyth?La Chiesa ha ospitato nazisti in fuga addirittura in Vaticano,e gli americani avevano interesse ad arruolare gli ex nazisti per combattere i comunisti.Non é poi stato Von Braun,un ex nazista,a progettare i razzi che sono andati sulla Luna?
    Peccato che non sia ancora vivo per costruire un razzo su cui far salire Berlusconi…

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