La truffa del decreto Tremonti sui mutui

Il lupo si era vestito da pecora: “stavolta piangeranno le banche ed i petrolieri” aveva detto il finto Robin Hood con l’erre moscia dell’economia Italiana. L’inventore della “finanza creativa” sembrava redento sulla via del perbenismo così come promesso in campagna elettorale anche dal suo mentore pinocchio che voleva, a suo dire, “lasciare un segno ed essere ricordato come statista”. Risultato: in meno di un mese e mezzo, il ritorno immediato alle leggi ad personam, ovvero per se stessi (difendersi dai processi e non NEI processi) inventandosi depenalizzazioni e leggi “ad Hoc” come il fantastico “Lodo Alfano” del ministro Angelino Jolie.

Ma torniano al punto, dicevamo del ministro dell’economia (ricordiamolo cacciato con disonore dallo stesso berlusconi a metà del suo terzo governo), il maghetto di Sondrio, così soprannominato per la sua somiglianza ad Harry Potter, voleva far piangere le banche, è invece è riuscito a far piangere come sempre la gente comune proponendo un accordo truffa (e pure fuffa) dove a perderci sono i clienti ed a guadagnarci (tantissimo) sono la lobby delle banche sempre vicine ai potenti politici di turno. Il problema era togliere di mezzo l’odioso “Decreto Bersani bis”.

Bersani, da vero liberale e liberista, aveva fatto una “lenzuolata” di provvedimenti per dar impulso all’economia , liberando nel contempo risorse per far “girare denaro”. Uno di questi provvedimenti era la portabilità dei mutui da una banca all’altra senza costi, così come avviene in tutto il mondo; la cosidetta “surroga del mutuo”, favorendo la vera concorrenza ed abbattendo nel contempo i costi sulla rata mensile degli italiani. La cosa non stava bene ai banchieri, che ringraziando Mastella per aver fatto cadere il governo Prodi, sono accorsi immediatamente dal finto liberale ultra conservatore con la erre moscia, per tentare ancora una volta come sempre, di metterla in quel posto agli italiani. Peccato però che stavolta c’è internet e la gente si informa autonomamente, stavolta c’è chi crede meno alle fandonie delle televisioni di regime, stavolta il giochino gli sta riuscendo meno bene. Sulla rete c’è una sollevazione popolare; stamattina ripresa anche da un giornale a tiratura nazionale come Repubblica, anch’essa, come potete leggere, molto critica sull’effettiva validità del decreto Tremonti truffa.

Coi bananas dunque, siamo alle solite e non c’è da meravigliarsi poi se i sondaggi dicono che la luna di miele del cainano ridens è già finita e 35 italiano su 100 vorrebbero Tonino Di Pietro premier.

Pasquale Caterisano

(articolo a libera riproduzione)

Un pensiero su “La truffa del decreto Tremonti sui mutui”

  1. Ostruzionismo e proposte capestro i lettori raccontano l’odissea-mutui
    Ampiamente aggirate le norme della legge Bersani: c’è persino
    chi ha pagato spese non dovute senza ottenere il passaggio alla nuova banca

    di ROSARIA AMATO

    ROMA – Una proposta che funzionerebbe a patto che il mutuatario viva (e paghi…) fino a 141 anni. Moltissimi i lettori indignati dalla scarsa convenienza delle proposte di negoziazione, a volte sottolineata dalla stessa banca proponente, ci hanno raccontato la loro esperienza. Molti hanno rifiutato, ma tanti rraccontano che sono davvero con l’acqua alla gola e hanno la necessità assoluta di rinegoziare il mutuo perché un alleggerimento della rata sarebbe comunque l’unica possibilità di tenere la casa. E invece…

    E invece, proprio là dove la rinegoziazione servirebbe, le banche la negano con le scuse più disparate: anche un ritardo nel pagamento può dare adito a un no. Così esplode nei messaggi a Repubblica.it la rabbia di chi non riesce ad ottenere una surroga alle condizioni previste dalla legge, e si vede costretto a pagare spese salate e non dovute. Infine ci sono le esperienze (poche!) di chi ha rinegoziato con la propria o con un’altra banca, ed è soddisfatto ma anche perplesso: “Sono una mosca bianca?”, chiede una lettrice.

    Sulle questioni legate ai mutui abbiamo ricevuto oltre 100 segnalazioni in meno di 24 ore, dopo l’inchiesta pubblicata lunedì 15. Emerge una grande sofferenza da parte degli utenti bancari. Qualunque tipo di soluzione risulta nella maggior parte dei casi inadeguata rispetto al problema di fondo, e cioè l’aver optato anni fa per un tasso variabile quanto i tassi di sconto erano bassissimi, e l’essersi ritrovato nel giro di pochi anni con una rata insostenibile, e che rischia di salire ancora dal momento che l’inflazione non scende.

    Rinegoziazioni, un augurio di lunga vita…
    L’elenco di chi si lamenta delle proposte di rinegoziazione, ritenute in qualche caso come una vera e propria proposta truffa, è lunghissimo. “Per un mutuo su cui pago attualmente una rata di 1000 euro per 20 anni – scrive Alberto Gandolfi, di Firenze – posso far scendere la mia rata a 670 euro al mese, con un piccolo prolungamento…di circa 80 anni. Io ho attualmente 47 anni e per finire di pagare dovrei vivere fino a 141 anni”. Anche Giovanni Bazzocchi, di Bologna (Banca Agricola Mantovana), dovrebbe morire ultracentenario: “Quando avrò terminato di pagare il primo mutuo, sul conto accessorio avrò un debito residuo di 144.000 euro. Finirò di pagare il mutuo nel 2074 quando avrò 108 anni! Tutto sommato di buon augurio!”. Marco Arzani (Barclays): “Mi ritroverei a pagare la medesima rata (785 euro) per altri 25-26 anni, ma alla scadenza del mutuo originario avrò 68 anni”.

    O una vera proposta capestro?
    Raffaele Romano (Banca Toscana): “A fronte di un risparmio di circa 40.000 euro in 26 anni, ne dovevamo pagare 120.000 in ulteriori 19”. Claudio Mauri (Unicredit): “Debito rimanente di 144 rate sempre che non aumentino i tassi”. Salvo Rampulla, di Palermo (Banco di Sicilia): “Con altri 28 anni circa di mutuo da pagare mi propongono una diminuzione della rata di 90 euro, ma dal 2036 dovrei rimborsare circa 70.000 euro equivalente a circa altri 12 anni di rate da 690 euro”. Mauro Raffaelli di Milano denuncia “una proposta vergognosa” in base alla quale gli rimarrebbero da rimborsare a fine mutuo 138.000 euro. Per Alberto Angrisano il debito residuo sarebbe di 151.000 euro. Concetta da Legnano, con un mutuo di 15 anni, invita a “non cascare nelle rinegoziazioni”. Alessandro ricorda che “per coloro che hanno mutui con rata semestrale i primi benefici si presenteranno solamente con la rata del 30 giugno 2009, esattamente un anno dopo l’accordo Abi-governo”. V.Zito (Intesa Sanpaolo) aderendo alla proposta della sua banca risparmierebbe un euro. Mentre Enrico Rumboldt spenderebbe addirittura di più: “Rata agosto 2008: euro 1231,51. Rata rinegoziata: euro 1248,76 (un po’ di più…grandissimi)”.

    Veronica Piccigallo (Banca Intesa Sanpaolo) assicura che la proposta che le ha fatto la sua banca era irricevibile. Bruno Bonfiglio assicura che la sua banca gli ha fatto una “proposta fasulla”, che non rispetta i parametri dell’accordo Tremonti-Abi. Aurelio Spinelli: “Mi potrebbe spiegare il signor Tremonti e tutti gli altri che hanno concluso questo accordo, cosa mi cambia una differenza di 24 euro al mese?”. Nelson D’Addese: “E’ tutto una buffonata”. Roberto Ferrario: “La mia rata mensile si abbasserebbe di circa il 15%, peccato che il mutuo si allungherebbe di altri 19 anni (su altri 28 che mi restano)”. Per Giuseppe L’Altrelli (Deutsche Bank) il mutuo si allungherebbe di 22 anni, con la surrogazione pagherebbe meno e per 20 anni: “E voilà, l’imbroglio fatto per boicottare la surrogazione e fare un favore alle banche”. Stefano Orlandi: “Quattro mesi in più mi dovrebbero costare quasi 9000 euro”. Luigi Gagliardi: “La rata si abbasserebbe di 97 euro, però pagando ulteriori 26.000 euro”. Nunzia Nicosia (ex Banca di Roma): “Non voglio aderire alla rinegoziazione, voglio solo passare al fisso e mi hanno detto che bisogna attendere. Attendere cosa?”. Eliana Gatti (banca UCB): “La mia rata è passata dai 900 scarsi iniziali a 1100 euro e continua a salire. Non so cosa devo fare, non c’è chiarezza e sono sfiduciata”. Anna Luisa Freschi (Firenze): “La banca mi propone di allungare il mutuo con una rata comunque superiore a sette anni fa, quando ho iniziato”. Stefano Lamprati: “Ho ricevuto una lettera che definire vergognosa è un complimento. Allungava il mutuo di 5 anni a un tasso da usura”.

    Non conviene neanche secondo i proponenti
    Alcuni lettori sono stati sconsigliati ad accettare la proposta di rinegoziazione dalla stessa banca proponente. Enrico Pietrosanti, di Roma (ex Banca di Roma ora Unicredit): “Per onestà devo dire che alla fine della lettera la banca mi suggeriva di non accettare la rinegoziazione perché a mio svantaggio”. Giovanni Stefanutti: “L’impiegato, prossimo alla pensione, mi ha chiaramente detto di non fare nulla perché questa operazione è una vergogna… Non credo di avergli detto neanche una parola, mi sono alzato piano piano senza fare movimenti bruschi e sono uscito”. Marco Bettocchi (Banca di Credito Cooperativo): “La mia banca ha mandato una lettera a tutti i correntisti titolari di un mutuo dichiarando che la rinegoziazione avrebbe apportato vantaggi del tutto marginali e insignificanti”. Gianluca Armeni (Cassa Rurale ed Artigiana di Falconara Marittima): “Ho chiesto la rinegoziazione e mi hanno detto che non conviene”.

    Ma c’è anche qualche esperienza positiva
    Ci sono anche una serie di lettori che invece valutano in modo positivo la rinegoziazione. “Per quanto mi riguarda – scrive Manuela Tintisona (Banca di Roma, Unicredit) – la reputo una piccola mano, nel mio caso il risparmio sarà di 40 euro circa, ma almeno mi salverebbe da eventuali rialzi dei tassi variabili!”. Ma incontrano ostacoli da parte delle banche, dice Laura (Ing Direct): “Ho un mutuo a tasso variabile, ho chiesto la negoziazione per passare ad un tasso fisso ma mi hanno risposto che non sono ancora pronti per questi passaggi, ci vorranno anni…”. Marco Belleggia: “La rinegoziazione conviene a chi ha bisogno di alleggerire subito e in misura certa la rata. Lo svantaggio: durata e importo indeterminabili. Certo nessuno regala nulla ma qui si tratta di sopravvivere”.

    E c’è chi vorrebbe, ma la banca dice no
    Francesco Fritta ha chiesto da circa un anno a Banca Intesa Sanpaolo di rinegoziare, ma la banca si oppone: “Mi dicono che si può fare solo rifacendolo nuovo in quanto quello esistente è stato cartolarizzato (cioè è stato ceduto a un’altra società, ndr)”. Analogo no per un mutuo cartolarizzato ha opposto Meliorbanca a Daniele Argenio. Mentre Bruno Lazzaroni, che si era visto opporre da Intesa Sanpaolo un primo no sempre per via della cartolarizzazione, ha ricevuto successivamente una proposta di rinegoziazione. Paolo Castiglia, di Carloforte (Cagliari) ha chiesto di rinegoziare, “ma ci è stato detto che dal momento che eravamo al contenzioso non avremmo avuto accesso a questi benefici”. Neanche Piergiorgio Ramello ha potuto ottenere una rinegoziazione da Bnl, in una situazione complessa: “Ci è arrivata l’ingiunzione del giudice, sono già venuti i periti per la stima del bene”. Negativa anche la risposta ottenuta da Claudio Dioletta da Banca Woolwich: “Ho chiesto di rinegoziare ma mi hanno detto che avendo pagato alcune rate in ritardo non me lo concedono. Ma scusate un attimo: se sono accordi e decreti per aiutare le persone in difficoltà…?”. Patrizia Fiorillo si lamenta di non poter rinegoziare, avendo un mutuo con tasso modulare: “Ma a favore di chi è questo cambiamento di mutuo, non certo della maggior parte di disgraziati come me”.

    E qualche banca neanche risponde
    Luciano Lepone: “Ho chiesto alla mia banca una rinegoziazione, ma sono passati già due mesi e non si sente più nessuno”. Enrico Lacoce: “Nonostante abbia fatto richiesta scritta alla Unicredit Banca per la Casa, a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna proposta di rinegoziazione”. Jenny, di Vicenza, ha ottenuto dalla banca un abbassamento dello spread dall’1,1 allo 0,8%, ma “dopo due mesi e mezzo ancora l’abbassamento non è efficace”. Ad Alberto Frazzei di Santa Giulietta (Pavia) è stato detto che la rinegoziazione “è possibile solo per i mutui a tasso fisso”.

    La surroga piace, ma è un miraggio
    Se sulla rinegoziazione prevale la diffidenza, le norme sulla portabilità dei mutui della legge Bersani piacciono, ma risultano di fatto inapplicabili dato l’ostruzionismo generalizzato delle banche. Sabino Gramegna (Intesa Sanpaolo) ha messo in atto una specie di pellegrinaggio tra diverse banche per ottenerla, ottenendo solo proposte insoddisfacenti e arrivando alla conclusione che “appare lampante che ci muoviamo all’interno di un cartello consolidato”. Parla di “cartello della surroga” anche Federico La Civita. Mirko Casaletti (Deutsche Bank): “E’ da luglio che ho fatto le pratiche per la surroga e ho delle ottime condizioni, peccato che regolarmente la vicedirettrice della banca mi informa che è impossibile ricevere info sul debito residuo e su chi contattare per la pratiche”. Filippo Maio segnala che “il Mutuo Arancio pratica la surroga solo su prestiti maggiori di 80.000 euro”. Daniele Cipriani di Milano denuncia “un ostruzionismo fuori da ogni logica con una trafila da seguire inconcepibile con delle richieste burocratiche che avrebbero scoraggiato anche il più motivato dei clienti”. Luca Saba, in una situazione simile, si chiede “come le banche possano permettersi di ostacolare e decidere a loro piacimento delle nostre cose”. E Andrea Albertin è arrivato alla conclusione che “la surroga non conviene perché avrebbe un sacco di spese relativamente alla chiusura del mutuo e alla riaccensione di un altro mutuo”.

    Fabio di Catania ha cercato di fare la surroga da Bnl ad Antonveneta, ma ha dovuto pagare 350 euro per una nuova perizia e 700 euro al notaio. Alessandro Stonpanato non ha potuto fare la surroga con il Montepaschi perché “prevedeva che l’importo da estinguere fosse dell’80% del valore dell’immobile”. Anche Giuseppe De Michelis ha cercato senza successo di ottenere una surroga. Così Paolo Fattori, al quale Che Banca! ha detto no “perché non aveva accordi in tal senso con Ing Direct”. Anche Katia Bottoni, single, monoreddito con un mutuo da 130.000 euro in 25 anni, ha ottenuto vari no per la surroga. Così Katiuska Cemin, che denuncia come Banca Etica da 5 mesi “sta tentando di concretizzare la surroga tra ostruzionismi di notai e Antonveneta”. Milko Bonelli dopo vari tentativi andati a vuoto dice: “Non sappiamo se andare da un avvocato o no”. Lisa Brusco è riuscita a surrogare, ma pagando “150 euro a titolo di rimborso spese”. Ad Augusto Paolo Mari Ing Direct ha negato la surroga perché la sua condizione “è un po’ al limite”: conto in rosso e troppi prestiti. Maria Melesa non riesce a completare la pratica di surroga per via dell’ostruzionismo di Bpm. Paola Razza e Filomena Petrullo non riescono nemmeno ad avviarla. Giuseppe Vozza ha spostato il mutuo da Unicredit a Ing Direct, ma questo non ha impedito alla prima banca di addebitargli la rata non più dovuta, restituendola parecchi giorni dopo e con 104 euro in meno.

    Flaviano Vitulli ha denunciato all’Antitrust “il comportamento anticoncorrenziale della banca Barclays che non mi ha permesso di attuare la surroga del mio mutuo sulla banca Antonveneta bensì la sostituzione con un nuovo atto di mutuo al costo del notaio di 1400 euro”. Alessandro Ciancarelli si è visto opporre un no alla surroga “in quanto sostenevano che io avevo messo una firma di garanzia a favore di mio padre deceduto nel 2003”, ma non era vero. Nello Castellano è arrivato al punto di firmare, ma poi la banca ha cambiato le carte in tavola. Michele Sessa si è sentito dire da Ing Direct che “con il mio reddito dichiarato non potevo fare niente con loro”. Silvio Lettich denuncia il fatto che Deutsche Bank “che opera quale banca di riferimento di Poste italiane” non preveda la surroga. Mentre per Sergio Ligas l’impedimento è che “all’atto di mutuo originario venne iscritta ipoteca sull’immobile prima che io divenissi proprietario, ossia fu il venditore a figurare come terzo datore di ipoteca”, e al momento “il venditore non è reperibile e se lo è ha 98 anni!”.

    Ma c’è anche chi ce l’ha fatta
    “Uno su mille ce la fa”, cantava Gianni Morandi, ed è così anche per i mutui. Ruggero Giordano, di Bologna, è riuscito a fare la surroga da Bnl (con un mutuo cartolarizzato) a Ing Direct: “Dopo circa sei mesi siamo riusciti a cambiare, allungando la durata, ottenendo uno spread più basso e passando dal tasso variabile a quello fisso”. Anche Giuseppe Di Salvo è riuscito a ottenere una surroga vantaggiosa da Ubi banca a Ing Direct. Così Maria Morandi, che ha ottenuto la surroga dalla Banca di Bergamo a Intesa Sanpaolo “senza problemi”, tanto che si chiede: “Forse sono una mosca bianca?”. E Sabina di Genova, passata da Unicredit al Banco San Giorgio: “Sono riuscita a fare la sostituzione, ho risparmiato 60 euro al mese e l’ho fatto per 25 anni, risparmiando ulteriori tre anni”. Fabio Alivernini ha avuto solo un piccolo inconveniente: dopo la surroga con Ing Direct Unicredit gli ha prelevato comunque la rata non più dovuta alla scadenza, ma gliel’ha restituita dopo 30 giorni. Franco Calleri si definisce un “surrogato felice con il mutuo collettivo”: è passato a Ing Direct grazie a una convenzione firmata con altri 200 titolari di mutuo. Aldo è riuscito a portare a termine una surroga con Ing Direct, con l’intermediazione di Mutuionline, in cinque mesi, con un “risparmio netto di 22176 euro”. Anche Daniela Piani ce l’ha fatta, e loda banca Barclays per la velocità e cortesia, pur ammettendo che lo spread era più alto di quello concordato inizialmente (0,99 contro 0,65%). Sonia Sebastiani ha firmato il nuovo mutuo una settimana fa con Caispaq, con un tasso del 5,53% contro il 6,69% della vecchia banca, e guadagnando un mese sulla durata complessiva. Giuseppe Carlulli ha avviato la surroga da Unicredit a Banca Intesa, gli hanno fatto una buona proposta ed è fiducioso. Alberto Catania, di Chivasso, ha ‘rottamato’ il suo mutuo facendo la surroga con UCB nel giro di un mese: “La pratica si è svolta via telefono e posta, celermente e senza nessun intoppo”.

    Rinegoziazioni ‘personali’ (senza Tremonti…)
    Alberto Romanelli ha minacciato la surroga “come leva per ottenere condizioni migliorative presso la mia banca”, e ha funzionato. Unicredit gli ha proposto “delle nuove condizioni molto convenienti”, che ha accettato. Anche Flavio Massimo Casadio è riuscito a ottenere dalla sua banca, la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, l’abbassamento dello spread da 1,25 a 1,05%. Taglio dello spread da 1,25 a 0,95 anche per Roberto, con la Banca Toscana. Pino Di Nardo ha rinegoziato con la sua banca, la Bcc, passando a un fisso del 5,9%, pagando però 600 euro tra spese varie e notaio, ma è comunque soddisfatto. Anche Fabio Sibio ha rinegoziato con successo passando da uno spread dell’1,6% a uno dell1,1% con Banca Marche, però “solo dopo 4 mesi di attesa, mail, telefonate, incazzature varie…”. Lorenzo Tonini ha ottenuto dopo una trafila analoga una riduzione dello spread da 1,80 a 1,60%, ma è insoddisfatto e intende passare ad un’altra banca.

    Surroghe costose, in barba al decreto Bersani
    Non sempre la surroga o la rinegoziazione vengono offerte alle condizioni previste dalla legge. A molti titolari di mutuo vengono chieste spese varie, una nuova perizia, costosi adempimenti notarili. Paolo Stimaraglio ha aderito a una proposta di Fineco chiudendo il vecchio mutuo, con una perizia da 200 euro e una penale di anticipata estinzione del 2%. “Spese notarili consistenti sono state chieste” anche a Federica Cartasegna per l’estinzione del vecchio mutuo e l’accensione di uno nuovo. Cristina Frisoni, di Milano, ha rinegoziato a giugno, pagando anche il notaio, e pochi giorni dopo la stipula si è vista addebitare una penale non prevista e della quale nessuno le aveva parlato. Alessandro Ciucci ha fatto la surroga con la Cassa di Risparmio di Firenze, pagando però la perizia di 240 euro e un onorario di 1850 euro al notaio. Anche Marco Picariello con la surroga ha pagato una penale dello 0,50% dell’ipoteca e le spese notarili. Mattia Morello con Barclays ha pagato 235 euro per una perizia, ma poi la surroga non è andata in porto: “Ci abbiamo rimesso questi 235 euro”.
    (17 settembre 2008)

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