E a Greenwich si ferma il tempo per tornare a vivere con lentezza

 – Quando l’economia frena, o addirittura ingrana la retromarcia, è giocoforza andare tutti più piano. Così lo Slow Down Festival, il Festival della Lentezza, dieci giorni di passeggiate, seminari, dibattiti, per imparare a vivere a un ritmo più umano, sembra fatto apposta per i tempi che – si fa per dire – corrono. La manifestazione che si apre oggi a Londra era stata programmata prima della recessione mondiale: ma i promotori sperano che la loro “filosofia del rallentamento” trovi nella crisi economica una ragione in più per affermarsi. Il mondo ha accelerato all’impazzata per decenni, e poi è stramazzato: se il risultato di una vita ai cento all’ora è un’economia disastrata, dicono gli organizzatori, forse è il momento di provare a vivere con lentezza. L’idea dello Slow Down è venuta a tre londinesi che un tempo non si sarebbero fermati neppure per andare alla toilette: Tessa Watt, ex-produttrice radiofonica della Bbc, Deepa Patel, ex-consulente di management, e Amanda Stone, ex-programmatrice di software. Prima hanno applicato il concetto di “rallentamento” alle proprie vite, ora stanno cercando di diffonderlo come un vangelo per le masse: l’equivalente esistenziale del movimento Slow Food lanciato da Carlo Petrini. “L’incredibile spirale di consumismo, lavoro e frenesia di vivere che ha attraversato l’Occidente doveva finire”, dice Tessa Watt, l’ex-produttrice della Bbc, diventata un’insegnante di meditazione. “E’ dalla rivoluzione industriale che la velocità delle nostre vite aumenta. Che senso ha correre così? La crisi economica è dolorosa, ma dovrebbe essere un’occasione per riflettere su quello che vogliamo dalla vita, per imparare ad apprezzare alcune delle cose che possiamo avere perso di vista vivendo troppo in fretta”. Il Festival include attività ed eventi come letture di poesie, degustazione di vini, laboratori di meditazione. Comincia oggi con una passeggiata attraverso il London Bridge durante la rush hour, l’ora di punta per il rientro dal lavoro, quasi un seminario di rieducazione; seguita, in serata, da un dibattito all’osservatorio astronomico di Greenwich, il punto zero dei fusi orari: ovvero il luogo dove si conteggia il tempo. E poi corsi per fare cene a luce di candela o (re) imparare a scrivere a penna. Il momento per uno Slow Down sembra propizio, non solo a causa della crisi: in Inghilterra è appena uscito un libro, “How to be idle, how to be free” (Essere pigri significa essere liberi), che ne decanta i meriti. E perfino il Financial Times, bastione del capitalismo, pubblica ogni sabato una rubrica intitolata “The slow lane”: la corsia lenta. (24 aprile 2009)

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