Referendum, il Carroccio sbotta: preoccupati da bellachioma

“Sorpreso e preoccupato dalla scelta di Berlusconi”. Il ministro leghista Roberto Maroni non usa mezze misure per dare voce all’irritazione del Carroccio. L’annuncio che il premier voterà “sì” il 21 giugno ad una consultazione che la Lega vede come il fume negli occhi, viene visto con contrarietà e disagio. “E’ una presa di posizione che noi non condividiamo e che cercheremo di fargli correggere” taglia corto Maroni. Che, nel caso di vittoria del “sì” prefigura momenti difficili per il governo: “Se così fosse sarebbe inevitabile trarre le conseguenze di una così forte spinta popolare”. A chi gli chiede quindi se l’ipotesi sarebbe quella di elezioni anticipate l’esponente del Carroccio si limita a ribadire: “E’ difficile che il parlamento possa fare una nuova legge elettorale dopo un referendum così carico di significato politico. Perciò bisogna evitare che avvenga il danno, perchè se avviene, poi, tanti saluti…”.

Tensione, dunque, nella maggioranza. Non a caso il segretario del Pd Dario Franceschini vede nella decisione del premier “un’umiliazione della Lega”.”Berlusconi più che masochista è surrealista perché vuole abrogare una legge che hanno fatto lui e la sua maggioranza. Nessun problema per noi, visto che Berlusconi tutti i giorni si sta impegnando ad umiliare la Lega, bocciando le ronde, le norme sui Cie e ora dicendo sì al referendum” dice il leader democratico al programma di RadioTre “Faccia a faccia”.

L’attacco di Franceschini richiama le parole di ieri, quando il presidente del Consiglio aveva rivelato la sua intenzione di votare sì alla consultazione sulla legge elettorale: “Non sono masochista. Il referendum dà il premio di maggioranza al primo partito”, aveva detto il premier.

E oggi il segretario del Pd non risparmia le critiche: ”Ha perso i freni e sta diventando un problema serio per la democrazia. Quando un uomo politico si ritiene talmente potente da poter fare tutto nella sua vita e perde i freni, diventa un problema serio per l’equilibrio democratico”. Agli italiani allora, conclude Franceschini, ”domando se la mattina dell’8 giugno (all’indomani delle elezioni europee e amministrativive – ndr) se vogliono svegliarsi con un padrone assoluto o con le garanzie democratiche”.

Nonostante l’attacco, però, Franceschini chiede di non “sopravvalutare” Berlusconi. “C’è un complesso psicologico da superare. Voglio fare una domanda: se dal 1994 ad oggi le elezioni si fossero svolte in parità di mezzi, risorse e media, siamo sicuri che Berlusconi avrebbe vinto?”, osserva il segretario del Pd.

Franceschini torna con la memoria alla mancata legge sul conflitto di interessi (“fu un errore non fare tra il 1996 e il 2001) e non nasconde la critica. “Nell’ultimo governo Prodi – ricorda il segretario del Pd – ci fu l’impegno per fare la legge sil conflitto d’interessi che venne approvata in commissione e calendarizzata in aula ma questo è uno dei motivi per cui Berlusconi ha comprato alcuni senatori e ha fatto cadere il governo”.

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