Violante al referendum vota NO

Caro Dario, cari amici, per un impegno preso da tempo, e che non posso rinviare, mancherò alla riunione di oggi. Avrei voluto parteciparvi non solo perchè questo è un dovere, ma anche perché avrei chiesto di intervenire sul voto nel referendum relativo alla legge elettorale per sostenere le ragioni del No.
Lo faccio con questa mia. Il referendum era stato proposto quando la confusione nelle due coalizioni, ma soprattutto nella Unione, appariva un danno in sè per la democrazia e consigliava rimedi drastici. I sostenitori erano consapevoli dei rischi, ma li accettavano per far fronte alla gravità della malattia. Oggi quel problema è stato superato per via politica con la scelta coraggiosa di Veltroni, nel 2008, di “andare da soli”. Si tratta ormai di una scelta irreversibile: gli elettori non potrebbero apprezzare il ritorno a quei tempi di confusione e di disordine. Cessata la malattia, quella che era stata pensata come medicina diventerebbe veleno.
Perché il prevalere del Sì, nella situazione attuale, porrebbe le basi per modificare in senso autoritario i caratteri del sistema politico. Perciò abbiamo il dovere di assumere una posizione ispirata dal senso della Costituzione e della Repubblica, come tu stai facendo su molteplici fronti, e non da discutibili furbizie politiche.
Quando sono in giuoco questi valori è onesto che ciascuno assuma pubblicamente le proprie responsabilità. È necessario chiarire con nettezza quale è l’effettivo significato politico del referendum.
Il referendum non è contro la legge Calderoli, ma la rafforza: la vittoria del Sì, infatti, ne confermerebbe i tre caratteri principali: la sottrazione ai cittadini del potere di scegliere i parlamentari; il sistema proporzionale, il premio di maggioranza. L’attribuzione del premio di maggioranza alla sola lista vincente (invece che alla coalizione) renderebbe un solo partito, minoranza nel paese, in ipotesi con il 30 per cento dei consensi, titolare del 55 per cento dei seggi, alla camera e al senato e quindi padrone di tutte le istituzioni. Quel solo partito, Pdl o Pd, avrebbe nelle proprie mani il potere di eleggere il capo dello stato, di impossessarsi dei mezzi di informazione, di cambiare radicalmente, secondo le proprie convenienze, i regolamenti parlamentari e le leggi elettorali. Sarebbe una conseguenza insana per la democrazia. I sostenitori del voto favorevole obbiettano che anche oggi una coalizione che prende il 35 per cento dei voti potrebbe conquistare la maggioranza assoluta dei seggi; che, una volta approvato il referendum, si potrà riformare la legge elettorale; che si tratta della via obbligata per giungere al bipartitismo e comunque alla semplificazione del sistema politico.
Sono obiezioni serie, avanzate da persone serie; ma non si tratta di obiezioni insuperabili. È certamente vero che anche oggi una coalizione con il solo il 30, 35 per cento dei voti potrebbe conquistare il 55 per cento dei seggi. Ma è una possibilità assai remota perché la coalizione di più forze comporta necessariamente (e nella esperienza ha comportato) il superamento di quella soglia; mentre il rischio sarebbe più vicino se il premio di maggioranza fosse assegnato alla sola lista vincente.
In ogni caso, quando vince una coalizione, la pluralità dei partiti di maggioranza agevola il confronto dialettico e valorizza il ruolo del parlamento e del dibattito pubblico. La maggioranza assoluta di un solo partito, invece, nella situazione italiana produrrebbe un mostruoso accumulo di potere nelle mani di una ristrettissima oligarchia politica. Molti sostenitori del Sì ritengono che in tal modo si agevolerebbe la approvazione di una nuova legge elettorale (ma quale?).
Sollevo alcune obiezioni. 1. Se il Sì prevalesse verrebbero confermati i caratteri fondamentali della legge vigente: a questo punto con quale legittimazione il parlamento potrebbe modificare quella legge? 2. Dopo la vittoria del Sì, in qualche settore della maggioranza non potrebbe nascere l’idea di operare per lo scioglimento delle camere e condurre la campagna elettorale su una nuova legge elettorale e su altre profonde trasformazioni del sistema politico da far approvare nel nuovo parlamento? 3. La proposta di far slittare di un anno il referendum non potrebbe rafforzare questa astuta eventualità? 4. Perché i partiti che sinora la riforma non l’hanno voluta, dovrebbero volerla dopo la vittoria del Sì al referendum, che consegna loro un potere politico ulteriore? Arriviamo al nodo del bipartitismo. Non è una jattura e molti regimi democratici sono bipartitici. Ma il bipartitismo, per prevenire derive dispotiche, ha bisogno di contrappesi… Richiede un forte parlamento e quindi che i parlamentari siano scelti dai cittadini e non dai capi dei partiti. Richiede disposizioni rigorose sul conflitto di interessi di tutte le autorità politiche, disposizioni che da noi mancano. Richiede partiti organizzati democraticamente; ma molti dei nostri partiti, come risulta dai loro statuti e dalle loro prassi, si fondano invece su principi carismatici e populisti. Infine, dire solo No al referendum, a mio avviso non basta. Quel No andrebbe accompagnato dalla nostra proposta di riforma costituzionale e da un progetto di legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti.
Credo che dobbiamo batterci per la riforma della democrazia attraverso la democrazia, non per soluzioni che possono comportarne la riduzione a simulacro.

Luciano Violante

Un pensiero su “Violante al referendum vota NO”

  1. Ottimo intervento, chiaro e preciso.
    E se si votasse SI’ per la Camera dei Deputati e NO per il Senato ?
    Io credo che si salverebbe capra e cavoli perché:
    alla Camera ci sarebbe un solo partito che HA la maggioranza SEMPRE e i partiti che ricevono meno del 4% dei voti non sono rappresentati.
    Al Senato, invece rimarrebbe tutto com’è ora, con più possibilità di votare a favore di una legge “buona” per i cittadini, e di opporsi ad una legge “dannosa” .

    La mia è solo utopia ?

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