E l’Italia riscopre i fiumi

Un revival inatteso, dovuto all’afa di luglio e alla crisi economica. La folla è tornata a invadere gli spiaggioni d’acqua dolce. Dal Po al Ticino, e non solo. Anche ignorando i cartelli di divieto

Meglio alzarsi presto, se si vuol trovare un buon posto nella spiaggia di sassi. “Io apro il mio chiosco alle 8,30 e la spiaggia è già affollata. Arrivano le famiglie con ombrelloni, gazebo, griglie, sedie, lettini. Alle 10, soprattutto il sabato e la domenica, in questo “mare dei poveri” c’è il tutto esaurito”. Daniela Ecobi, titolare del Bar del Ponte, da vent’anni vende panini e birre ai vacanzieri del fiume Ticino, a fianco del ponte di barche.

“Prima al chiosco c’era mio padre, e la gente è sempre venuta, magari una volta o due in tutta un’estate. I più anziani raccontavano che questo era il loro mare, quando non avevano i soldi per andare a Riccione o Rapallo. Adesso tanti sono tornati. Intere famiglie, soprattutto di Milano. Ci sono gli extracomunitari ma anche molte signore che vengono qui ad abbronzarsi e poi raccontano di essere state due settimane ad Alassio”. Sono trasparenti, le acque del Ticino. La corrente è forte. I bimbi giocano in acqua ed è tutto un grido. “Non andare più in là”. “Torna su che hai appena mangiato”.

Sembra di essere negli anni ’60 e il revival è firmato da due autori: l’afa di luglio e la crisi economica.

Se il fiume è inquinato e i cartelli annunciano il “divieto assoluto di balneazione”, basta far finta di nulla. Con il sole che spacca, se non ci sono i soldi per il pieno della macchina e l’autostrada, il “mare” sotto casa è l’unica alternativa al ventilatore nel condominio. Dal Santerno al Reno, dal Po al Ticino, breve viaggio nell’Italia che riscopre quelle che furono le prime vacanze low cost. Unica novità, rispetto ad allora, i cartelli dei divieti. La Provincia di Bologna, dopo avere visto le analisi di Ausl e Arpa, ha lanciato l’allarme. “Tutti i fiumi della provincia sono inquinati. I Comuni vietino subito la balneazione”.

Nel Santerno, ad esempio, i coliformi totali sono sopra ogni limite. Ma anche qui è difficile trovare posto nelle spiaggette, tanta è l’affluenza. Chi non fa il bagno si siede su un sasso e mette i piedi in acqua. Divieto rispettato, invece, nel “mare di Bologna”, un pratone in riva al Reno a Casalecchio. Si capisce subito perché. “Ha visto l’acqua? È marrone. E sull’altra riva si vedono i topi”. Francesco Monduzzi, canottiera rossa, è un bagnino che non entra mai in acqua. “E proibisco anche agli altri di entrare. Troppo inquinamento. Qui si viene a prendere il sole. Chi vuole, affitta il lettino e l’ombrellone, 3,50 euro al giorno. Ma tanti arrivano con la loro sdraio. I nostri 300 lettini il sabato e la domenica non ci bastano: arrivano più di mille persone. Negli altri giorni, questo è il lido dei cassintegrati. Hanno tanto tempo e pochi soldi, e questo è il posto ideale. Se hanno caldo si fanno, gratis, pure la doccia vaporizzata”.

Negli anni del “tutti al mare” gli spiaggioni del Po erano deserti. “E adesso – dice Giuliano Landini, che da Boretto porta i turisti sulla motonave Stradivari – vedo spiagge sempre più affollate. Con pochi euro di benzina, puoi passare una bella giornata. Gli italiani almeno sanno che è pericoloso entrare in acqua. Mulinelli e correnti possano tradire anche chi sa nuotare. Tanti stranieri, però, non conoscono il fiume. Entrano in acqua, trovano quello che viene chiamato il “piede di terra”, il salto in una buca nascosta: da mezzo metro d’acqua cadono giù per tre metri e sono perduti. Anch’io nuotavo in Po, da ragazzo. Ma mio padre mi aveva insegnato tutto, e lui aveva imparato dal nonno”. Oltre ai cartelli in diverse lingue con il “divieto di balneazione” ci sono anche i disegni che mostrano un bagnante che annega in un gorgo. Ma spesso le sirene annunciano l’arrivo di un inutile soccorso.

>Anche sotto il ponte della Becca, dove il Ticino si unisce al Po, ragazzi e uomini nuotano nelle acque vietate. “In tutta l’asta del fiume – dice Massimo Depaoli, del circolo Legambiente di Pavia – c’è il divieto di balneazione. Nella parte alta del fiume ci sono acque pulite ma le Usl non danno il permesso di fare bagni perché basta un temporale per “bypassare” i depuratori e gettare nel fiume colibatteri e tutto il resto”. “Il Ticino – dice Damiano De Simine, presidente della Legambiente lombarda – è comunque una delle nostre eccellenze. C’è un ritorno ai fiumi, che sono la risposta popolare ai Tropici: dobbiamo fare di più per renderli vivibili. L’11 luglio, come in tutta Europa, abbiamo partecipato al “Big jump”, il grande salto. È il balzo che, secondo la direttiva europea del 2000, dobbiamo compiere per rendere balneabili tutti i fiumi entro il 2015. Io personalmente mi sono lanciato nel Lambro”. Tramonta il sole sul Ticino. C’è chi carica il gazebo ma lascia la griglia. Posto prenotato per domani. Come in pensione.

via: E l’Italia riscopre i fiumi – Pagina 1 | Repubblica Viaggi.

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