La destra americana all’attacco dello stato sociale

Questo venerdì 4 marzo, se non si trova prima un’intesa bipartisan per alzare il tetto del debito federale americano potrebbero chiudere molti uffici pubblici. La battaglia politica si arroventa su questo tema, i repubblicani esigono 60 miliardi di tagli di spesa subito altrimenti negheranno i loro voti alla Camera e il Tesoro si troverà nell’impossibilità legale di rifinanziarsi.In parallelo, la battaglia della destra contro i deficit a livello locale ha già scatenato il più esteso conflitto sociale che l’America conosca da 30 anni. Per la prima volta nella storia di una generazione, dall’Ohio all’Indiana le piazze sono piene di manifestanti. Si sente uno slogan che era scomparso dal lessico nazionale: “Sciopero generale”. Un’idea inaudita, ma quel che resta del sindacato Usa sta giocando una battaglia per la vita o la morte.

Le lacerazioni politiche sono provocate da circostanze eccezionali. Per la prima volta dal 1946 il debito pubblico complessivo degli Stati Uniti supera la ricchezza nazionale prodotta in un anno. La fatidica soglia del 100% nel rapporto debito/Pil è stata già oltrepassata altrove (dall’Italia al Giappone) ma è ben più grave se accade nella nazione più ricca del mondo, i cui buoni del Tesoro sono stati sempre considerati come l’investimento più sicuro. I paragoni con la seconda guerra mondiale sono fuorvianti: allora la situazione era molto meno grave. Dopo il 1946 l’America fu in grado di ridurre il debito velocemente grazie a una serie di fattori favorevoli: l’economia più competitiva del mondo, una forza lavoro molto giovane, contribuirono a un boom della crescita che oggi è impossibile. Oggi la traiettoria del debito è spinta nella direzione diametralmente opposta, un rialzo inesorabile provocato dal pensionamento delle generazioni del baby-boom. E’ sommando il debito previdenziale che si supera la soglia fatidica del 100% del Pil.
Obama rifiuta di tagliare i fondi alla scuola, all’università, all’ambiente. “Sono gli investimenti sul nostro futuro, la chiave della nostra competitività, la condizione per un ripresa sana”, dice il presidente.

Il dramma del debito fa da sfondo a una battaglia sociale che è divampata a livello locale. “Cancellare il sindacato per tagliare il debito”, è il tema unificante che la destra sta cavalcando. Forti della loro avanzata nelle elezioni di novembre, dove hanno trionfato in molti Stati, i governatori repubblicani usano l’allarme-bancarotta per un affondo che il Wall Street Journal definisce “il più grande attacco ai sindacati da quando Ronald Reagan spezzò lo sciopero dei controllori di volo 30 anni fa”. Ad aprire l’offensiva è stato Scott Walker, governatore del Wisconsin, con un’iniziativa esplosiva: basta contrattazione collettiva nel pubblico impiego, vietato negoziare su pensioni e assistenza sanitaria. E’ la cancellazione di mezzo secolo di diritti sindacali, rafforzata da una serie di misure per scoraggiare o impedire il tesseramento dei pubblici dipendenti da parte delle Union. Se non passa questa legge, Walker ha già minacciato il peggio: licenzierà subito 1.500 dipendenti pubblici. “E’ il più grave assalto alla contrattazione collettiva che si ricordi nella memoria di una generazione”, lo definisce il New York Times, aggiungendo che questo è “un colpo al cuore per il movimento dei lavoratori”. La reazione è stata proporzionale. La capitale del Wisconsin (Madison) è paralizzata dai cortei sindacali. I democratici che siedono nel Parlamento locale, pur di far mancare il numero legale e impedire il varo della legge anti-sindacale, hanno scelto uno spettacolare “Aventino”: sono scappati fuori dai confini del Wisconsin per sottrarsi alle ingiunzioni della polizia che voleva ricondurli in aula.

L’esempio di Scott Walker fa scuola in altri Stati: in Ohio, Indiana, perfino nel Michigan che è sede dell’industria dell’auto, i repubblicani propongono leggi analoghe contro i diritti sindacali. Guarda caso l’epicentro sono gli Stati del Midwest cruciali per la rielezione di Obama nel 2012. E si scopre che dietro l’offensiva contro il sindacato c’è la regìa dei soliti noti: Walker e gli altri governatori repubblicani hanno ricevuto generosi finanziamenti dai fratelli Charles e David Koch, i potenti miliardari amici dell’estrema destra. I Koch sono proprietari di un impero economico (dal petrolio alla chimica) che boicotta sistematicamente le riforme di Obama e foraggia il movimento anti-Stato del Tea Party. “Siamo di fronte a un attacco coordinato su vasta scala contro le classi lavoratrici”, dice l’ex governatore democratico dell’Ohio, Ted Strickland, battuto alle elezioni di novembre dall’offensiva del Tea Party. E aggiunge che “l’allarme-debito diventa l’occasione per un’offensiva politica”. Il copione è proprio quello scritto da Reagan nel 1981: licenziando in tronco 11.000 controllori di volo in sciopero, per sostituirli con nuovi assunti (molti dei quali militari), il presidente più amato dalla destra diede un colpo mortale ai diritti sindacali nel settore privato. All’epoca il 20% dei lavoratori dipendenti americani erano iscritti alle Union, oggi la percentuale si è dimezzata. Nel privato meno del 7% della manodopera è sindacalizzata. Resiste il bastione del pubblico impiego, col 36% di iscritti al sindacato: ed è lì che ora l’offensiva della destra vuole sfondare e chiudere la partita. Ron Blackwell, chief economist della più grande confederazione sindacale, Afl-Cio, dice che “il piano per mettere fuorilegge la contrattazione collettiva nel pubblico impiego è una minaccia mortale per noi, siamo alla battaglia per la sopravvivenza”. E’ d’accordo Harley Shaiken, specialista di diritto del lavoro all’università di Berkeley: “In queste ore negli Stati Usa si gioca il futuro del movimento dei lavoratori americani”. I repubblicani sono certi di aver scelto un bersaglio impopolare, proprio come Reagan nel 1981. Dopo decenni di sacrifici per i lavoratori dell’industria privata, gli statali appaiono spesso come dei privilegiati. L’ultimo sondaggio Gallup-Usa Today però riserva una sorpresa: il 61% degli americani sono contrari a cancellare i diritti sindacali del pubblico impiego.

via: Conto alla rovescia: venerdì Washington “chiude”? » Estremo Occidente – Blog – Repubblica.it.

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