Lavoro dei giovani: e’ emergenza nazionale

La disoccupazione in Italia è di poco superiore all’8%, dunque non tra le più elevate in Europa (la Francia è quasi al 10%) e sostanzialmente nella media. Dove inveceandiamo molto ma molto male è nella disoccupazione giovanile, ossia i cittadini di età compresa fra i 15 e i 24 anni. Qui la disoccupazione è pari al 29% circa. Ma anche questo dato è parziale, perché se si tiene conto del tasso di inattività totale, che considera non solo le leve di lavoro ufficiali ma anche quelle non ufficiali,  la realtà è molto più grave.

Vi sono poi forti differenze tra maschi e femmine: la disoccupazione giovanile tra i primi è pari al 27,7%, mentre tra le seconde tocca il 32,5%. E se si guarda la realtà geografica, si vede che al Sud ben il 46% delle ragazze è senza lavoro, contro il 37% dei maschi (al Nord le cifre sono rispettivamente pari al 19,5 e al 25,4%).

La situazione è fortemente peggiorata negli ultimi annied è ormai da considerare un’emergenza nazionale. Anzi, internazionale. La disoccupazione giovanile è infatti una realtà che travalica in confini italiani: in Spagnaè di quasi il 40%, in Grecia di oltre il 32% e la media europea è del 21%. Questo significa non solo che l’Italia sta peggio e che non stiamo curando il problema, ma che sta cambiando il modello di sviluppo e di welfare che ha dominato i Paesi avanzati per alcuni decenni, e sono igiovani a farne le spese

Negli anni dal 1945 al 1980, infatti, i Paesi europei hanno creato sistemi sociali e previdenziali molto forti e avanzati, assicurando salari e pensioni crescenti e soprattutto garantendo un numero molto elevato di persone. Ci sono state distorsioni (come le baby pensioni) e abusi (falsi invalidi e altre truffe), ma nell’insieme il sistema sembrava poter funzionare per sempre. Invece, la festa è finitagià da vent’anni anche se nessuno lo dice in modo abbastanza chiaro. Si sono accumulati deficit e debiti enormi, che ora pesano sulle spalle delle nuove generazioni. Gli Stati non hanno più i soldi per pagare salari e pensioni come prima e devono stringere la cinghia; l’economia è stagnante e anche quando crescerà non sarà più come prima, anche ignorando la crisi. Così si tende ad allungare l’età pensionabile, aggravando ulteriormente il problema dei giovani.

È una situazione che non può essere protratta ulteriormente. I giovani sono il futuro di ogni Paese e a loro vanno dedicate risorse ed energie che oggi si riservano alle fasce garantite. Occorre diminuire le tasse sull’occupazione dei giovani, favorire l’imprenditorialità giovanilemigliorare gli accessi al lavoro, moltiplicare le opportunità e ristrutturare l’istruzione scolastica e superiore per rendere più coerente la domanda e l’offerta di lavoro.

Non ci sono soluzioni semplici, ma è indispensabile iniziare subito, definendo collettivamente l’obiettivo dell’occupazione giovanile come la priorità assoluta del Paese.

di Enrico Sassoon


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