«Nessun partito, solo movimenti. La nostra guerra»

di Gianroberto Casaleggio 

La Rete determinerà la fine dei partiti, ma la politica resisterà alla loro estinzione e verrà fatta dai cittadini stessi. Grillo e il MoVimento 5 Stelle non stringeranno alleanze con nessuno

Riporto anche qui un’intervista che ho rilasciato a Vanity Fair.

Gianroberto Casaleggio è quello che si definisce un «Guru del web». Dopo un passato da dirigente in prestigiose società tecnologiche di alto livello come la Olivetti, nel 2004 fondò la Casaleggio Associati, di cui è presidente. Nello stesso anno ricevette la telefonata che gli cambiò la vita. All’altro capo del telefono c’era Beppe Grillo, interessato al suo libro Il web è morto, viva il web.

L’INCONTRO CON GRILLO

Casaleggio spiegò al comico genovese cos’era la Rete e convinse l’uomo che fino a poco prima sfasciava i computer sul palco ad aprire un blog. Sotto la supervisione di Casaleggio, Beppegrillo.it entrò nella top ten mondiale dei blog più visitati. Tre anni dopo Casaleggio ideò il Vaffanculo Day: due milioni di persone nelle piazze, 350 mila firme per la proposta di legge «Parlamento Pulito» e uno scossone alla politica italiana.

SIAMO IN GUERRA

Da allora, in meno di quattro anni, lui in versione di tecnico della comunicazione e Grillo in versione di politico hanno dato ad altri due V-Day, alle Liste civiche 5 stelle e al Movimento 5 Stelle, ovvero migliaia di sostenitori in tutto il territorio, 130 tra consiglieri comunali e regionali e un peso politico valutato tra il 4 e il 6%. A completare il quadro di «Guru», Casaleggio si presenta con un paio di occhiali tondi, capelli ricci e lunghi e timidezza da scienziato pazzo.

La sua tesi è tutta nel titolo del libro che ha appena scritto con Beppe Grillo: Siamo in guerra (Chiarelettere, pp. 188, euro 13,60). La guerra è quella che si sta combattendo tra due mondi, tra due diverse concezioni della realtà. Quella di chi che è a favore della Rete e quella di chi è contro. E’ una guerra che si combatte in ogni campo: dall’editoria (dove «i giornali stanno scomparendo e tutta l’informazione confluirà sul web») alla politica («dove i movimenti spontanei stanno emergendo ovunque, sostituendosi ai partiti»), fino all’economia («dove le risorse primarie, l’acqua e l’elettricità saranno in futuro gestite da reti di cittadini per la loro necessità e redistribuite»).
Ma, promette, sarà una guerra durissima. «Come l’impero Romano cercò di ostacolare i barbari, così chi oggi ha una rendita di posizione lotterà per difenderla dal cambiamento», spiega nel suo studio immerso nel centro di Milano, a due passi da via Montenapoleone.Gianroberto Casaleggio, dunque dovremo dire addio ai partiti?
«Sì, con l’avvento della Rete la delega ai parlamentari smette di avere senso, visto che costituisce un’intermediazione senza valore aggiunto. Nel futuro daremo la delega a governare a chi potremo controllare e dismettere in ogni momento».Quindi la politica morirà?
«Al contrario. La politica, in quanto preesistente ai partiti, resisterà alla loro estinzione. In futuro verrà fatta dai cittadini stessi: potranno decidere tutto, dalle strisce pedonali sotto casa alle misure contenute nella Finanziaria, e si organizzeranno ancora di più in movimenti, come i No dal Molin, i No Ponte, i No Tav in Val di Susa».

Come il Movimento 5 Stelle, formato da lei e da Grillo senza i contributi elettorali? Adesso parteciperà anche alle prossime elezioni politiche. Puntate a Palazzo Chigi?
«Non faccio previsioni. Finora ci siamo misurati solo su votazioni locali, mai nazionali. Posso solo dire che il destino del Movimento è legato alla realtà che lo circonda. Se nel tempo, come credo, si svilupperà la partecipazione diretta del cittadino, allora il Movimento avrà un futuro importante».

C’è il rischio che la partecipazione del cittadino alla politica, e quindi il Movimento stesso, non si sviluppino?
«Sicuramente, visto il mondo precedente non ha nessuna voglia di farsi da parte».

Ormai valete quanto Futuro e Libertà di Fini. Quanti «corteggiamenti» state ricevendo dagli altri partiti?
«Nessuno. Ma anche se arrivassero, la risposta è che siamo sposati».

Sicuri? Insomma, in passato Grillo è stato molto vicino all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, di cui lei è stato consulente per la Rete, e i voti del Movimento fanno gola a tutti.
«No, crediamo alla monogamia. Non accettiamo neanche conviventi o amanti».

Eppure il Movimento stesso inizia ad avere qualche scricchiolio al suo interno.
«Ho letto. E’ il vantaggio di avere diverse opinioni al proprio interno. Ogni persona del Movimento ha il suo cervello e come diciamo sempre “Ognuno vale uno”».

Appunto. Ci sono stati diversi casi, a Roma, a Bologna, a Genova e a Torino, in cui i militanti si sono lamentati sul web di contare meno di uno. O meglio, che lei e Grillo contiate molto più di uno. Nella scelta dei candidati per esempio.
«Non abbiamo mai imposto nessuno dall’alto. Le liste nascono in modo spontaneo. I componenti votano i loro candidati e io e Grillo valutiamo solo due cose. Che il programma rispetti i principi del Movimento e che i candidati abbiano gli unici tre requisiti per essere ammessi: nessuna iscrizione ai partiti, massimo un mandato alle spalle, e nessun precedente penale».

Molti militanti su Internet la descrivono come «l’ombra nera» di Grillo. Come il cervello che in realtà comanda su tutte le scelte del Movimento.
«Ma io non so neanche chi siano queste persone, o perché abbiano scritto quelle cose. Vede, in Rete ognuno può scrivere quello che vuole. Se il suo messaggio non è documentato ma campato in aria, sarà depotenziato dalla Rete stessa. Io ho altro a cui pensare».

Lei incontrerà dal vivo questi militanti «scontenti» o «dubbiosi», come aveva assicurato lo stesso Grillo?
«Abbiamo già fissato due-tre appuntamenti. Sono disponibile a incontrare tutti».

Un’altra polemica riguarda la piattaforma online attraverso cui votare i candidati del Movimento. La sua creazione è stata più volte promessa e poi rimandata da Beppe Grillo. Doveva essere lanciata a fine giugno 2010…
«Sì, la faremo in futuro. E’ stato un problema di tempi, forse anche di soldi. Chi si lamenta ha anche ragione».

A suo avviso quali sono i punti deboli del Movimento?
«Mah, niente di particolare. Forse l’assenza sui media che sono ancora importanti, come i giornali e la Tv. Magari è un vantaggio».

Ma voi volete realmente andare sui media?
«Non abbiamo direttive. A mio avviso potremmo andare nei programmi “seri”, a denunciare i fatti, più che nei talk show».

E Grillo? E’ uno che insulta i giornalisti, piuttosto che rispondere.
«Diciamo che Grillo ha promosso un referendum per abolire i contributi ai giornali e l’Ordine dei Giornalisti. Naturale che il rapporto sia complesso, se non conflittuale».

Riformulo. Grillo non partecipa ai talk show; spesso rifiuta di rispondere alle domande; insulta i giornalisti; demonizza chi lo critica; si limita a lanciare messaggi dall’alto, che siano post o videomessaggi; e si limita a parlare, pochissime volte, solo con determinati giornalisti. Ha un rapporto con i media simile a quello di qualcuno che si è recentemente dimesso.
«No, non ci vedo nessuna analogia. Berlusconi ha usato la Tv, che è un media ben diverso dalla Rete, è l’uomo più ricco del Paese, che possiede tre televisioni e 40 giornali, che parla con i giornalisti quando gli pare».

via«Nessun partito, solo movimenti. La nostra guerra» – Cadoinpiedi.

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