Renzi e il risultato referendario

 

Le consultazioni elettorali referendarie sono da sempre, per i proponenti, difficoltose strade in salita. La necessità di superare la soglia del 50% degli aventi diritto al voto si è sempre rivelata un macigno difficilmente sormontabile. Anche quando le competizioni elettorali sono accese la partecipazione al voto non è mai altissima.

Il referendum che si è consumato domenica era partito sommessamente e quasi nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Si trattava di un aspetto molto controverso e di una questione giuridicamente intricata. Difficile schierarsi per il si o per il no.

Ad alzare il tono è stato proprio il Presidente del Consiglio con il suo reiterato invito a disertare le urne e a trasformare l’appuntamento referendario in una occasione per la sua legittimazione.

Grazie a questo intervento a gamba tesa di Renzi il dibattito politico sul referendum si è alzato di tono e si è alzato a tal punto che lo stesso Renzi, temendo il raggiungimento del quorum, ha tentato, alla vigilia, di fare un passo indietro dichiarando “nessuno strumentalizzi il voto”.

Il risultato elettorale gli è andato bene. Era in larga parte prevedibile. Da buon giocatore di poker Renzi incassa la vittoria e denigra quel 32% di cittadini che sono andati a votare, accusandoli di demagogia. Non tiene in alcun conto che tra coloro che sono andati a votare vi è anche il Capo dello Stato e i presidenti di Camera e Senato, i rappresentanti delle più alte istituzioni del Paese, almeno fino a quando non diventeranno, grazie alla riforma costituzionale e a quella elettorale, espressione diretta del Capo del Governo.

I toni trionfalistici di Renzi sono indubbiamente giustificati dal trionfo dell’assenteismo e per aver vinto, ancora una volta bleffando, questa mano di poker. Ma forse, varrebbe la pena fare i conti attentamente con i numeri. Dal risultato di domenica emerge un dato indiscutibile: il 32% degli aventi diritto al voto hanno detto no a Renzi e sono andati a votare. Una percentuale bassa? Certamente insufficiente per fare scattare il quorum necessario, ma altrettanto indubbiamente significativa se si confronta questo dato con i risultati delle altre competizioni elettorali.

Prendiamo le elezioni per il Parlamento Europeo del 2014. Quelle in cui Renzi Presidente del Consiglio e neo Segretario del PD riuscì a raccogliere intorno al suo partito il 40,81% dei consensi. Un risultato senza precedenti. Si badi bene, però, si trattava del 40,81% dei votanti. Ma quanti furono gli italiani aventi diritto al voto che si presentarono alle urne? Furono il 58,68%. Quindi l’alta percentuale di voti presi in quella occasione dal PD di Renzi se la si confronta con il numero degli aventi diritto al voto scende inesorabilmente al 23,94%. Questo significa che nel momento del suo maggiore successo elettorale Renzi ha raccolto il 23,94% dei consensi. Oggi, il 32% degli italiani ha votato contro di lui.

Mediti e non sia cosi sereno.

Fonte: UNITA’ REPUBBLICANA

Associazione politica per l’Italia della ragione
Piazza D’Ara Coeli, 12 – 00186 Roma
email: unitarepubblicana@gmail.com

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