ROI e KPI della Digital Fuffa

roi kpi social media marketing assicurativo

Ormai sul web se ne vedono a decine ovunque. Annunci pubblicitari ed inserzioni a pagamento di presunti guru del marketing digitale. Ce n’è di ogni tipo, genere, ordine e grado. Molti di questi sono specializzati in qualcosa che non è altro che il vecchio network marketing o email e circuiti banner, altri ancora hanno scoperto su se stessi l’efficacia dell’advertising su Facebook e te la spacciano come segreto per la soluzione a tutti i mali, altri ancora se la giocano con linkedin, raramente ormai qualcuno ci prova con twitter.

Personalmente essendo da sempre nel settore del marketing digitale per i servizi di terziario avanzato ed in particolare per quello assicurativo, ovviamente riesco ad avere una condizione privilegiata nell’osservare questi fenomeni (da baraccone).

Purtroppo per il potenziale cliente, queste persone si presentano anche abbastanza bene, poi vai a vedere che quando il malcapitato chiede contezza dei risultati o di dimostrare quello che il fenomeno in questione ha ottenuto per altri clienti, iniziano tutti a balbettare. Il mio consiglio è esattamente questo: prima di rivolgervi ad un social media specialist qualsiasi (o presunto tale), chiedetegli quelli che sono i suoi Key Performance Indicator e il ritorno sull’investimento che ha avuto per i propri clienti in passato, vedrete che fuggiranno quasi tutti a gambe levate. 

Fortunatamente nel mio (e nostro) settore che è quello delle assicurazioni, ancora non ci sono dei palesi fuffologist del genere, anche se essendo gli albori qualcuno già ci inizia a tentare; bene cari colleghi anche qui vi esorto a tenere gli occhi aperti ed a stare bene alla larga da chi vi propone robe che non si possono misurare. Credetemi, le parole sono sempre le stesse: “engagement”, “comunicazione”, “coinvolgimento”, “relazione”, “digital PR”; quando vi parlano di queste cose fate scattare l’allerta nel vostro cervello, non che non siano parole utili allo scopo, ma sono attività conseguenziali e non il “core” della presunta attività di marketing.

Molti di questi epertoni, vi faranno vedere le visualizzazioni ottenibili (secondo loro la panacea di tutti i mali, stile old media, TV e Giornali), ebbene tutte queste attività non servono a niente se non convertono, chiedetegli di indicarvi le conversioni in polizze potenziali e misurate questo obiettivo insieme, vedrete che a questo punto balbetteranno, chiedete di legare il loro compenso ai risultati ottenuti, vedrete che si innervosiranno.

La traduzione inglese di “market” è in sostanza l’attività di vendita (“the action or business of promoting and selling products or services”). Il marketing classico, quello strategico, crea una serie di attività volte a supportare le vendite, ma alla fine l’obiettivo è sempre e solo quello: vendere.

Il mio corso di social media marketing assicurativo ha come fine quell’obiettivo e tiene in secondo piano tutto ciò che è a supporto della vendita e non dà importanza principale a tutte le attività collaterali che i furboni online vi spacceranno come la panacea ai problemi di vendita di ognuno.

I Key Performance Indicator si possono e si devono misurare perché nel mio corso parlo di conversione, parlo di vendite di polizze.

E’ quello il mio obiettivo e l’obiettivo di tutti i colleghi assicuratori.

Ricordate bene quindi quando vi proporranno campagne di “comunicazione” a pagamento, piuttosto che “coinvolgimento” di potenziali (e tali rimarranno) clienti o di “gestione di relazioni” o di “branding” o “posizionamento” o via discorrendo come attività principale ed assoluta: tutta fuffa e vaporware compresso, perché sono cose che non si possono misurare realmente col metro di misura di tutti noi: IL NUMERO DI POLIZZE FATTE.

State ben lontani quindi da spacciatori di soluzioni facili anche nel settore del marketing digitale assicurativo. Ci sarà chi vi vorrà vendere campagne di comunicazione a migliaia di euro (una lista da 10.000 contatti su facebook costa 11€), oppure quando vi inviteranno in riprese video in salotti di dubbio gusto (che poi verranno messi su Youtube) dove vi fanno delle domande per soddisfare il vostro ego, oppure ancora quando vi vorrano vendere dei libri di pura teoria fuffologist e di vaporware compresso: sono il nulla.

Tutte robe che non servono davvero a nessun intermediario assicurativo che ha come fine quello di fare i budget e di vendere le polizze per pagare stipendi e provvigioni ai collaboratori.

Non fidatevi, aprite gli occhi.

Pasquale Caterisano

wwwAssiSmm.it 

 

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