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Amministrative giugno 2016: non ha vinto nessuno

Hanno perso tutti, non ha vinto nessuno, anzi si, ha vinto l’astensionismo in crescita costante da almeno un quinquennio.
Nessuna proposta politica è davvero credibile, ne quella della destra, becera e sputtanata, ne quella dei farlocconi renziani raccontaballe e spendingdeppiù, ne tantomeno quella dei poveracci sfigati ed incapaci a 5 stelle. Ora tutti dicono che hanno vinto, ma tutti sanno che non è così.
E’ arrivato il momento di mettere mano davvero a questo paese moribondo ed oberato dalle tasse in continuo aumento per la voracità dell’apparato statale ladro e sprecone.
Ricordiamolo la pressione fiscale è al 44% per i privati e arriva fino al 77% per le PMI, roba da paese social-comunista dei peggiori, anzi forse nella storia non c’è mai stato uno stato così avido che ha taglieggiato così tanto i propri cittadini, ma fintanto che gli italiani continueranno con questo andazzo, lo stato sprecone e ladro continuerà a distribuire le prebende agli amici delle caste e delle corporazioni, esattamente come sta continuando a fare il bomba fiorentino fattosi passare furbescamente per rottamatore, quando invece si è dimostrato un classico democristiano da spesa pubblica in regalie pro domo elettorale propria.

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Renzi e il risultato referendario

 

Le consultazioni elettorali referendarie sono da sempre, per i proponenti, difficoltose strade in salita. La necessità di superare la soglia del 50% degli aventi diritto al voto si è sempre rivelata un macigno difficilmente sormontabile. Anche quando le competizioni elettorali sono accese la partecipazione al voto non è mai altissima.

Il referendum che si è consumato domenica era partito sommessamente e quasi nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Si trattava di un aspetto molto controverso e di una questione giuridicamente intricata. Difficile schierarsi per il si o per il no.

Ad alzare il tono è stato proprio il Presidente del Consiglio con il suo reiterato invito a disertare le urne e a trasformare l’appuntamento referendario in una occasione per la sua legittimazione.

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#Casaleggio

Fu lui, Casaleggio, a volere il Comunicato Politico n° 53 che fece fuori le teste pensanti del MoVimento 5 Stelle a favore di mediocri, trombati e riempilista, al fine di poterli controllare a piacimento e mettere in atto la sua visione sociopolitica descritta nel video “Gaia”.

Aveva anche messo in conto le fuoriuscite dei più svegli, i cosiddetti dissidenti; era tutto calcolato già fin dall’espulsione di Giovanni Favia, la cui unica colpa era quella di essere capace ed autorevole e per questo intralciava il suo progetto volto a controllare ampie schiere di esecutori di ordini, così come poi è avvenuto.

Tutto vero, era il burattinaio dell’organizzazione, l’unico che riusciva a tenere a bada il bipolare Grillo e la sua megalomania impulsiva. Il figlio Davide (che commenta con lo pseudonimo Max Stirner sul blog) è capace ma non è alla sua altezza. Presto la Casaleggio e associati verrà ridimensionata.

Fu Gianroberto ad elevarmi a minipost sul blog di Grillo ben due miei articoli (di questo sito) che postai a mò di commento, quando nel movimento 5 stelle ero considerato uno dei più in vista e per questo odiato da orde di nullità, ivi compresi diversi di quelli che poi sono stati miracolati in parlamento.

A Gianroberto riportavamo spontaneamente nelle azioni di controllo di gruppi di infiltrati di professionisti della politica provenienti da tutti gli schieramenti. Il controllo avveniva con azioni di vero e proprio “controspionaggio” sui social network per tramite una rigida organizzazione con i gruppi segreti di facebook.

Alla fine però non si fece scrupolo di tagliare senza nessuna riconoscenza i piu capaci e meritevoli sia nelle attività ufficiali che quelle “ufficiose”. Rimanevamo comunque pericolosi ed incontrollabili e più che altro non ci facevamo troppo condizionare o ammaliare con un tozzo di pane o una battuta di Grillo.

Esercitava un controllo totale su tutto, era lucido e calcolatore e non intervenne mai nelle decine e decine di abusi delle regole scritte e non, che erano la pietra angolare del movimento. Sapeva che se fosse intervenuto avrebbe messo a rischio da subito la credibilità della sua nascente creatura ed il risultato del febbraio 2013 non sarebbe stato lo stesso.

Sbagliò da subito a scommettere sul fallimento del Paese quando molti di noi lo avvertirono sul “rischio” avvento Matteo Renzi, cosa che poi puntualmente avvenne. Era si un visionario ma la pura intuizione politica a breve gli era parecchio fallace.

È stato grazie a lui dunque se non ho avuto la chance di entrare in parlamento, cosa che mi sarebbe spettata a conti fatti, ben più dei trombati e riempilista che poi hanno occupato gli scranni di Roma. Stessa mia sorte è toccata a perlomeno altri cinquanta di quelli che eravamo considerati, a torto o a ragione, gli opinion leader (influencer) del Movimento 5 Stelle, ma che probabilmente, una volta scoperti i veri intenti di Grillo Casaleggio, saremmo poi divenuti i primi dissidenti e fuoriusciti.

Ciò nonostante, i miei sei anni grillini, sono stati un’esperienza interessante, anche se poco esaltante vista la mediocrità che era palese ovunque e della quale avevo spesso fatto denuncia anche qui sul mio blog.

Nonostante la cocente delusione (che dura purtroppo ancora oggi) di non aver potuto, per sua causa, adire il livello più alto delle istituzioni italiane e tentare di dare il mio contributo al cambiamento, oggi che Casaleggio non c’è più, provo vera tristezza per la sua scomparsa davvero prematura. Sono sicuro che avrebbe potuto dare ancora un forte contributo innovatore alla poitica italiana.

Ciao GianRoberto, nonostante tutto, mi mancherai.

 

Pasquale Caterisano

 

P.S.= Casaleggio non era un massone, anche se aveva una enorme cultura esoterica, cosi come anche Beppe Grillo.

Matteo destrutturato

Ancora una volta si è rivelata incontrovertibile la celebre sentenza di Abramo Lincoln: “potete ingannare tutti qualche volta e qualcuno per sempre, ma non riuscirete mai a ingannare tutti per sempre”. Di conseguenza, breve la vita felice di Matteo Renzi; il giovanotto che pretendeva di menare per il naso all’infinito la pur sfiancata (oltre che di bocca buona) pubblica opinione italiana. E che la recente tornata elettorale ha drasticamente ridimensionato; dopo i trionfalismi effimeri dell’anno scorso, con l’oltre 40 per cento dei voti incassato nella consultazione europea. La breve vita – dunque – dell’ennesimo virgulto di quello star system (sul macchiettistico) in cui è precipitata la politica italiana dopo l’avvento di Silvio Berlusconi; il quale continua tuttora a calcare la scena, nonostante un’inquietante mummificazione che lo ha trasformato in manichino da Museo Grévin, solo grazie alle rendite mediatiche a propria disposizione.   Continua a leggere Matteo destrutturato

COMUNICATO STAMPA UNITA’ REPUBBLICANA: “Onorevole Berlusconi: giù le mani dal Partito Repubblicano!”

Qualcuno informi l’Onorevole Berlusconi che il Partito Repubblicano esiste e non da oggi, bensì dal 1895 e che è sempre stato, dal Risorgimento in poi, il più autorevole rappresentante di quella sinistra laica e democratica che, pur sempre minoranza, ha segnato le tappe decisive della crescita civile di questo Paese: dalla nascita dello Stato unitario, all’avversione alla monarchia, dalla sempre ferma opposizione al fascismo alla nascita della Repubblica. Nella storia dell’Italia repubblicana si è sempre posto alla guida delle grandi riforme strutturali, basterà ricordare: la liberalizzazione degli scambi, l’adesione al Patto Atlantico, la riforma agraria, l’intervento straordinario nel Mezzogiorno, il lungo impegno per la nascita del centro-sinistra e successivamente per l’allargamento della base democratica della vita politica italiana. Uomini del Partito Repubblicano hanno segnato la storia e la vita di questo Paese. Da Giuseppe Mazzini a Napoleone Colajanni, a Giovanni Conti a Randolfo Pacciardi, a Carlo Sforza, a Ferruccio Parri, a Ugo La Malfa, a Oronzo Reale, a Giovanni Spadolini, a Bruno Visentini. Una lunga storia di lotte politiche e di uomini coraggiosi alla quale Silvio Berlusconi è completamente estraneo. Si tenga la sua Forza Italia, un partito dal nome calcistico adatto alla sua dimensione e lasci stare i repubblicani e il Partito Repubblicano.

UNITA’ REPUBBLICANA
Associazione politica per l’Italia della ragione
Piazza D’Ara Coeli, 12 – 00186 Roma email: unitarepubblicana@gmail.com

“Siam pronti alla vita” lo stupro dell’inno nazionale e la retorica cattolica ‪#‎TeoCon‬ dell’Expo di CL e Opus Dei.

 

mameli

Un affronto ed uno stupro per la nazione tutta l’aver fatto cambiare le parole al l’inno di Mameli alla cerimonia di apertura di Expo 2015.

Di certo un messaggio simbolico di vittoria per Comunione e Liberazione e Opus Dei che regnano in Lombardia con i loro gruppi affaristici infiltrati in politica e criminalità.

Matteo Renzi sta davvero esagerando, è il peggio fra i peggiori, da Berlusconi a D’Alema, da Monti a Letta. È arrivato davvero il momento per la società civile di rimboccarsi le maniche e ribellarsi a questa dittatura a senso unico; questo affronto è la goccia che ha fatto traboccare il vaso; c’è un punto di non ritorno per tutto, e per Renzi è ormai arrivato da tempo.

Tutti gli uomini liberi e laici devono senza indugio e senza vergogna dichiarare guerra al renzismo.

La retorica dei cattolici sulla vita considera essi stessi quali unici depositari e massimi esperti del concetto di esistenza. Quando invece questi ultimi sono i peggiori ipocriti in tal senso, affidando al dogma del loro dio, l’arbitrio assoluto su nascita e morte.

Una vergogna questa concessione passiva all’ignoranza del dogma religioso in tempi di modernità, scienza, tecnologia e conoscenze in qualsiasi campo dello scibile umano.

Pasquale Caterisano