Io vittima del digital divide

Finalmente è finita!

l’esilio dal dorato mondo della banda larga è durato esattamente sette mesi e cinque giorni. Avendo lasciato Milano ed essendomi trasferito “in culo ai lupi” insieme a moglie e figlia, sono stato vittima del cosidetto digital divide in quanto il paesello dorato fra le province di Como e Lecco dove ora vivo, non era dotato di banda larga, poi ci si è messa d’impegno pure Telecom (niente linea tradizionale fino a due mesi fa: “abbiamo bloccato le estensioni della rete, non ci sono soldi” affanculo!! aspettatevi una bella causa legale) in buona compagnia di Tim e Vodafone (niente nemmeno il carissimo l’Umts 3G era disponibile fino ad un mese fa!)

Per chi abituato come me a vivere su internet, è stato un delirio completo; ci si sente menomati ed arretrati, dei trogloditi moderni. Niente blog, ne forum, ne usenet, tantomeno il web 2.0 (youtube, flick’r, wikipedia) figuriamoci allora il mio adorato emule per riempire il “brand new” hard disk da cinquecento giga in aggiunta ai due da 160. Niente, nulla zero, solo qualche puntatina dall’ufficio!

Mi sento rinato! Internet è libertà e le rete è vivere nel futuro.

Capisco ora tutti coloro che si battono per il cosidetto anti digital divide. Solo provando a starci dentro si possono capire le loro istanze. Il mondo non gira a 57k.

W la rete libera e la banda larga per tutti. Vediamo ora cosa succede col Wi-Max, scommettiamo che sarà la solita porcata all’italiana?

Ecco che fine fa la finanza “cveativa” del ministro tvemonti

la corte condanna il comportamento dell’italia

Fisco, Corte Ue boccia il condono Iva

Per i giudici viola le norme e favorisce frode.
Il condono degli anni ’98-’01 nella Finanziaria 2003

 

BRUXELLES – «Favorisce i contribuenti colpevoli di frode» e «viola gli obblighi derivanti dalla sesta direttiva Iva e l’obbligo di leale cooperazione»: così la Corte di Giustizia europa ha bocciato il condono sull’Iva per gli anni 1998-2001 contenuto nella Finanziaria 2003. I giudici di Lussemburgo hanno quindi ha dato ragione alla Commissione Europea e condannano – come si legge nella sentenza – «la rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili relative all’Iva, effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta».

LA BOCCIATURA – La Corte ha evidenziato che ogni Stato membro ha l’obbligo di adottare tutte le misure legislative e amministrative necessarie per garantire che l’Iva dovuta sul suo territorio sia interamente riscossa, verificando le dichiarazioni fiscali, calcolando l’imposta dovuta e garantendone la riscossione. Se è vero che gli Stati membri, si legge in una nota della Corte di giustizia relativa alla sentenza, beneficiano di una certa libertà nell’applicazione dei mezzi a loro disposizione, essi sono tuttavia tenuti a garantire una «riscossione effettiva delle risorse proprie della Comunità e a non creare differenze significative nel modo di trattare i contribuenti». Ad avviso della Corte, la legge italiana inoltre «induce fortemente i contribuenti o a dichiarare soltanto una parte del debito effettivamente dovuto o a versare una somma forfettaria invece di un importo proporzionale al fatturato realizzato, evitando in tal modo qualunque accertamento o sanzione». Lo squilibrio «significativo» esistente tra gli importi effettivamente dovuti e quelli corrisposti da chi beneficia del condono fiscale conduce – sottolineano i giudici europei – ad una «quasi esenzione fiscale» che, per la sua entità, «pregiudica seriamente» il corretto funzionamento del sistema comune dell’Iva e danneggia il mercato comune perchè i contribuenti in Italia possono sperare di non dover versare una considerevole parte di oneri fiscali. La Corte ha anche respinto la giustificazione dell’Italia che attribuisce al condono il merito di aver consentito all’erario di recuperare, senza lunghi procedimenti giudiziari, una parte dell’Iva non dichiarata. Per questo – si legge nella sentenza – la Corte «condanna la rinuncia generale ed indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili relative all’Iva, effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta, tramite la quale la Repubblica italiana viola gli obblighi derivanti dalla sesta direttiva Iva e l’obbligo di leale cooperazione».

GIUSTIZIA: DI PIETRO, PD E PDL SONO PAPPA E CICCIA


“Bisogna cambiare le teste per cambiare la politica. Non c’e’ niente da fare, perche’ cambiando le sigle non cambia niente”, dal suo blog Antonio Di Pietro si rivolge agl internauti e domanda polemicamente: “Avete visto? A Piazza Navona c’erano 70-80 mila persone, che prenderei tutti come testimoni, che hanno assistito ad uno spettacolo e hanno letto la recensione di un altro spettacolo, una cosa completamente diversa. Avete visto come la Casta ha fatto quadrato? A destra e a sinistra il sistema dei partiti ha saputo soltanto dire che li c’e’ l’antipolitica, l’offesa piu’ grave, piu’ becera, l’Italia piu’ brutta da non guardare in faccia”. La foga del leader Idv strapazza, oltre alla consecutio, anche Pd e Pdl: “Quelli del centrodestra non volevano che noi ci riunivamo per dire che leggi vergognose stavano facendo. Quelli del centrosinistra, a cominciare dal Partito Democratico, non volevano che noi ci riunivamo perche’ altrimenti facevamo capire ai loro elettori che loro sono pappa e ciccia”. Morale, “seguiteci attraverso questo blog e la Rete, perche’ piu’ andremo avanti piu’ ci descriveranno come soli. Saremo solo noi e qualche milione di persone che insieme faremo sentire meno soli anche loro, perche’ ci occuperemo anche di quelle cose che devono fare e che non vogliono fare”. (AGI)(15 luglio 2008 ore 14.31)

Effetto Berlusconi

Inflazione, a giugno tocca il 3,8% Benzina, nuovo record: 1,56 al litro

Alimentari e carburanti, sempre loro. Sono queste le voci che fanno crescere l’inflazione che, a giugno, è salita al 3,8% (dal 3,6% di maggio) portandosi così ai massimi da luglio 1996. Lo comunica l’Istat, confermando la stima provvisoria e aggiungendo che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4%. L’inflazione depurata cioè degli elementi volatili, ha segnato un aumento del 2,7% contro il 2,6% di maggio, mentre il tasso acquisito, vale a dire quello che si avrebbe a fine anno se l’indice dei prezzi al consumo rimanesse invariato sui livelli di giugno, è pari al 3,2%. E se il tasso di inflazione è al 3,8%, per i beni a più alta frequenza di acquisto, in cui rientrano cibo, tabacchi, affitto, trasporti urbani, beni per la casa, il carovita è al 5,8%: si tratta del livello più alto dal 1997. Continua a leggere