Trecento giorni di governo Renzi, un bluff conclamato

Trecento giorni di governo Renzi, gli stessi di Letta: ecco il confronto tra i 2 esecutivi. A febbraio il neoeletto segretario del Pd giustificò il cambio della guardia a Palazzo Chigi con la necessità di dare uno sprint alle riforme e far ripartire l’Italia. Come sta il Paese a 10 mesi da quel 22 febbraio, giorno del giuramento della squadra di ministri guidata dall’ex sindaco di Firenze? IlFattoQuotidiano.it ha messo a confronto l’operato dei due esecutivi: ecco cosa è emerso.

Il 19 dicembre il governo di Matteo Renzi compie 300 giorni di vita, eguagliando la durata del precedente esecutivo guidato da Enrico Letta. A febbraio il neoeletto segretario del Partito Democratico giustificò il cambio della guardia a Palazzo Chigi con la necessità di dare uno sprint alle riforme e far ripartire l’Italia. Come sta il Paese a trecento giorni da quel 22 febbraio, giorno del giuramento della squadra di ministri guidata dall’ex sindaco di Firenze? IlFattoQuotidiano.it ha messo a confronto i risultati ottenuti dai due governi, prendendo a riferimento da un lato gli indicatori economici dei rispettivi periodi, per capire se lo stato di salute del Paese è migliorata o meno, e dall’altro analizzando la produttività di Consiglio di ministri e Parlamento sotto i due premier per fare un punto sull’avanzamento delle riforme. Ecco cosa è emerso.

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Gli inutili pepputati miracolati a 5 stelle e il nuovo Presidente della Repubblica

Gli inutili “pepputati” (i deputati di Peppe!) miracolati a 5 stelle, hanno l’ ultima possibilità di rendersi utili al paese dopo aver congelato per due anni 9 milioni di voti.

Presumibilmente a breve, verrà votato il nuovo capo dello Stato.

Vedremo se stavolta avranno un minimo di schiena dritta, dignità e coerenza, votando un Presidente della Repubblica trasversale agli italiani insieme alle altre forze politiche, nella speranza che questi possano essere prevalentemente quelli del PD che in effetti sono poco meno peggio degli altri, in una azione congiunta volta a vanificare il potere di veto di Berlusconi, criminale conclamato, e del resto del becerume di destra tipo Alfano et similia.

Se non lo faranno, avranno perso l’ultima occasione per rendersi credibili agli occhi del paese e perderanno definitivamente quei pochi voti gli sono rimasti.

L’anno scorso votarono Prodi, poi impallinato dai suoi stessi del PD per allucinanti logiche consociativistiche col pregiudicato criminale Berlusconi. Ora vedremo se avranno coerenza nel caso in cui il PD lo riproponesse, o se come al solito, si daranno le martellate sulle palle “per far dispetto alla moglie”.

 

 

 

via: Gli inutili pepputati miracolati a 5 stelle,… – Pasquale Caterisano.

Ecco perchè Renzi non taglia gli sprechi

Di Carlo Stagnaro

Perché nessuno riesce a tagliare la spesa?

La domanda è molto seria. Quello guidato da Renzi è il terzo governo di fila – dopo quelli di Letta e Monti – ad avere la disciplina di bilancio come principale obiettivo. Questi governi, sulla carta, avevano ogni crisma per riuscire nella missione. Eppure, tutti hanno finito per perseguire l’equilibrio di bilancio attraverso artifici di corto respiro, che vanno dall’aumento delle imposte al mero rinvio di spese che, comunque, prima o poi dovranno essere sostenute. Nella migliore delle ipotesi, si è riusciti a frenare l’aumento delle uscite, o a implementare modesti tagli lineari che si sono ribaltati indirettamente sui contribuenti attraverso la riduzione del servizio erogato, anziché il miglioramento dell’efficienza produttiva (è esemplare, in questo senso, il caso del trasporto pubblico locale). Perfino Renzi, che pure non difetta spavalderia e determinazione, come ha dimostrato nel durissimo scontro coi sindacati sul Jobs Act, su questo fronte sembra timido, e sembra puntare piuttosto ad alleggerire i vincoli europei.

Ciascuno degli ultimi tre governi può essere criticato da molti punti di vista, ma un fallimento sistematico non può essere spiegato unicamente dai limiti politici o tecnici di ciascun esecutivo. Bisogna trovare una interpretazione più convincente. La risposta breve è che non si riesce a tagliare la spesa perché i gruppi di pressione che della spesa pubblica sono i beneficiari sono potentissimi, e hanno capito che è nell’interesse di ciascuno coalizzarsi con gli altri per difendere lo status quo nel suo complesso, piuttosto che ognuno la sua nicchia.

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Definizione di “gentismo”

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Il gentismo (dal latino gens, gentes) è un concetto astruso ed astratto, una scuola di pensiero ed un movimento trasversale alla società. È insito in molti partiti e movimenti politici.

Si caratterizza per l’estrema esemplificazione di ogni pensiero, idea o concetto. È particolarmente populista e scade spesso nell’acquacaldismo delle persone che lo promulgano. Ha come armi principali, la banalità e l’ovvietà, il complottismo e la creduloneria spinta.

Nato negli anni 20 da un tizio con la mascella volitiva, è stato di recente riportato in auge dall’ex comico Peppe e dal suo sodale Gianrobbi, che ne hanno fatto in pochissimi anni, un movimento politico dal discreto, se pur breve, successo. La tradizione è ora portata avanti con più forza dal patano Salveenee. Il gentismo, nato in Italia, sta iniziando a mietere proseliti ora anche in penisola Iberica con i gentisti di “Podemos”.


LEADER GENTISTI

  • Peppe & Gianrobbi
  • Salveenee
  • Silbio
  • Mateo

GERARCHI GENTISTI

  • Trabajo
  • Dibba
  • Skanzy
  • Di Miao
  • Paolè la Tavernicola (corrente “Gnentista”)
  • Sibby (corrente qualunquista e bilderberghiana)
  • Giacinto Aury (corrente macroeconomica)
  • Bernini (corrente microchip)
  • D. Icke (corrente rettiliana)
  • Tatiana Basil (corrente mammiferi marini)
  • Vito Cry (corrente TomTom)

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